Il card. Karl Lehmann, presidente della conferenza episcopale tedesca e vescovo di Magonza, ha rivolto il 31 gennaio un appello ai medici affinché riconoscano i limiti della ricerca medica. Intervenuto a Bad Wildungen al 14° incontro del Servizio medico delle assicurazioni sanitarie dell’Assia, Lehmann ha affermato che “oggi esiste un’evidente tensione tra ciò che è tecnicamente possibile e ciò di cui si è moralmente responsabili. La medicina intensiva consente in modo sorprendente la sopravvivenza del malato. D’altro canto”, ha obiettato, “solleva la spinosa questione se i medici siano autorizzati ad abbandonare i tentativi di prolungare la vita, qualora il paziente soffra senza speranza”. Lehmann ha sottolineato la tendenza a trascurare le “responsabilità a livello morale nel campo dei processi tecnologici”, causata anche dall’ “anonimato della procedura”: “molti progetti di ricerca si svolgono senza che vi sia un soggetto chiaramente riconoscibile e responsabile. Ciascuno contribuisce per la sua parte al ‘funzionamento’ del sistema ma non ha alcuna possibilità di controllo del tutto”, ha osservato. Il cardinale ha esortato i medici a tener conto dei limiti di natura etica da porre all'”eccesso di potere tecnologico”. “Un limite incontestabile esiste laddove la persona intenda migliorare qualitativamente la sua natura con interventi tecnici” nell’intento di “realizzare una nuova persona”. “Anche se vi fossero tante possibilità di correzione non si può avere l’obiettivo di ottimizzare fisiologicamente o geneticamente l’essere umano fino ad un livello ideale. L’umanità deve piuttosto adattarsi alla sua natura imperfetta e diversificata”, ha ammonito.