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La Croazia verso l’Ue: un passato che ‘pesa’ sul futuro ” “” “
I negoziati sull’ingresso della Repubblica di Croazia nell’Unione europea cominceranno il 17 marzo 2005? È la domanda che in questi giorni pende come la spada di Damocle sulla società croata. Fino ad oggi, a quanto pare, non si era mai verificato il caso che un Paese candidato avesse un inizio dei negoziati così incerto anche se già nell’aprile dell’anno scorso la Commissione europea comunicò la risposta positiva alla richiesta del Governo croato sulla piena adesione all’Unione. Ma a una condizione: che lo stesso Governo facesse tutto il possibile perché il generale delle Forze armate croate Ante Gotovina, accusato per crimini di guerra compiuti secondo l’accusa durante il conflitto balcanico nel 1995, sia rintracciato e consegnato al Tribunale penale internazionale dell’Aja. Ciò non è ancora avvenuto: il “caso Gotovina” rivela la complessità del processo di avvicinamento della Croazia all’Unione, e fa capire che l’ostacolo principale non è né di natura economica né giuridica oppure culturale, ma di natura politica. Eppure tutte le forze politiche parlamentari, con maggiore o minore entusiasmo, si dichiarano favorevoli all’ingresso nell’Ue. La Chiesa cattolica croata appoggia e segue con attenzione il cammino verso l’Ue, anche se non si nasconde le insidie e i pericoli. La Conferenza episcopale guidata dall’arcivescovo di Zagabria, il card. Josip Bozanic, è con tutti coloro che vedono la Croazia come parte integrante dell’Ue: essa con tutta la sua storia, la sua eredità culturale e religiosa appartiene alla famiglia europea dalla quale fu allontanata dal regime comunista. Concetto ribadito a più riprese nel 2003 dalla Conferenza episcopale croata e l’anno successivo dallo stesso cardinale Bozanic che è anche vicepresidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee). Quello che manca ancora è una iniziativa sistematica della Chiesa nella sensibilizzazione dei credenti per le questioni che riguardano l’Ue. Il mancato riferimento alle radici cristiane nel preambolo della Costituzione europea, ad esempio, non ha molto interessato la popolazione che all’80% si dichiara cattolica. Occorre trovare la strada ed i metodi giusti di presenza nella società per evitare che la Chiesa perda ogni contatto con il mondo della cultura, dell’arte, dei media e della scienza. Non bisogna però dimenticare che le attuali “classi” culturali e intellettuali sono state formate durante il comunismo e velocemente si sono trasformate in una “classe” laicista che ignora oppure cerca di presentare in modo negativo tutto quanto è Cristianesimo e Chiesa. Creano opinione e affermano che la religione resta una “cosa privata”. Non comprendono il modo in cui si è sviluppato il rapporto tra Stato e Chiesa nei vari Paesi europei e neppure ammettono che il Cristianesimo ha contribuito e contribuisce allo sviluppo della democrazia e della società.