BIOETICA" "

Eutanasia "pediatrica"?” “

In Olanda 22 casi tra il 1997 ed il 2004.” “Una mozione dall’Italia” “” “

Fanno discutere le notizie arrivate dai Paesi Bassi sull’eutanasia praticata a neonati con gravi patologie. Su questo tema, il Consiglio nazionale per la bioetica italiano ha sottoscritto una mozione, nella seduta plenaria dello scorso 28 gennaio, per “ribadire alcuni principi bioetica fondamentali”. PAESI BASSI: SPERANZA E SOFFERENZA. Sono stati 22 i casi di eutanasia attiva a neonati con malattie inguaribili accertati nei Paesi Bassi tra il 1997 e il 2004. Queste cifre emergono da uno studio pubblicato alla fine di gennaio dalla rivista specializzata “Nederlands Tijdschrift voor Geneeskunde” (“Rivista medica dei Paesi Bassi”), di cui dà notizia la rivista ufficiale dei medici tedeschi. Secondo i dati dello studio olandese l’Avvocatura di stato avrebbe archiviato le proprie inchieste d’ufficio in tutti i casi documentati poiché, secondo il diritto nederlandese, l’aiuto attivo alla morte per i minorenni è perseguibile. Tuttavia, emerge ancora che i medici avrebbero rispettato i criteri necessari in modo che la giustizia non potesse prendere provvedimenti; in tutti i casi considerati si trattava di bambini sofferenti di una forma grave di spina bifida e di idrocefalia e l’aiuto alla morte sarebbe stato motivato dai medici con il fatto che la malattia era inguaribile e che non c’era possibilità di alleviare le sofferenze. In tutti i casi c’è stato un consulto con almeno due medici non appartenenti alle équipe direttamente coinvolte e addirittura in 17 dei 22 casi è stato consultato un “team per la spina bifida interdisciplinare”. Emerge infine che i genitori sarebbero stati consenzienti e in 4 casi ai medici avrebbero richiesto espressamente di porre fine alla vita. Secondo la legge olandese sull’eutanasia l’aiuto attivo alla morte e la complicità medica al suicidio sono non perseguibili a determinate condizioni. Primariamente il medico deve essere arrivato alla convinzione che il paziente abbia richiesto aiuto a morire “liberamente e a seguito di ponderata riflessione”, deve poi risultare che lo stato del paziente “è senza speranza e la sua sofferenza intollerabile”. Un collega deve essere chiamato a consulto e il medico deve attestare di “avere effettuato l’eutanasia con ogni possibile cura medica”. Fino ad ora l’eutanasia attiva secondo il diritto nederlandese è possibile solo per persone dai 16 anni in su, in casi eccezionali dai dodici. I pediatri di otto cliniche universitarie vogliono liberarsi dei dubbi giuridici nel caso di eutanasia ai neonati e nel “protocollo di Groninga” forniscono consigli sui casi in cui praticare l’aiuto attivo alla morte per i neonati affetti da malattie inguaribili. Tali criteri, sostiene il rapporto, corrisponderebbero a 600 casi in un anno in tutto il mondo e tra i 10 e i 15 casi di neonati in Olanda. Secondo il presidente del consiglio federale dei medici tedeschi, Jörg-Dietrich Hoppe, lo sviluppo olandese è un esempio “che corrisponde alla teoria del superamento della breccia”. A suo parere l’elemento determinante sarebbe non tanto la compassione, quanto aspetti molto più materiali. ITALIA: DISSIPARE I MALINTESI. “La soppressione pietosa di neonati e di bambini colpiti da patologie inguaribili o sofferenti a causa di handicap ad altissima gravità”, pratica “che non sarebbe scorretto definire di ‘eutanasia pediatrica’”, “vengono a volte equivocamente percepite come mere richieste di cessazione di accanimento terapeutico , attivando malintesi che è opportuno dissipare con fermezza”: è la decisa presa di posizione del Consiglio nazionale per la bioetica italiano riguardo alle notizie provenienti dall’Olanda e da altre nazioni europee. Se l’interruzione dell’accanimento terapeutico, laddove non ci sia “alcuna credibile prospettiva terapeutica per il paziente”, è sempre “non solo lecita ma anche eticamente doverosa”, essa, sottolinea il Consiglio, “non deve mai essere occasione o pretesto per l’abbandono terapeutico”. Ogni “intervento di carattere intenzionalmente eutanasico nei confronti dei minori”, è, secondo il Consiglio, non lecito “né bioeticamente né giuridicamente”, in quanto “neonati e bambini non possono evidentemente prestare alcun valido consenso”. Una ferma condanna il Consiglio esprime, in particolare, a riguardo dell’eutanasia ” a carico di bambini nati con handicap, anche particolarmente severi, dato che la compromissione della cosiddetta qualità della vita non ne giustifica in alcun caso, né eticamente né giuridicamente, la soppressione”. Occorre difendere neonati e bambini, conclude il Consiglio per la bioetica italiano “contro tutte le prevaricazioni che minaccino il loro diritto alla vita e alla salute, anche se rese spesso difficilmente percepibili dal drammatico contesto della loro malattia”.