UNIONE EUROPEA" "

Il bilancio 2005″ “

Scelte e impegni prioritari dei Venticinque” “

Sono molteplici gli ambiti di impegno dell’Unione che emergono dal bilancio 2005. Una lettura utile per comprendere su quali versanti investono i Venticinque, mentre prosegue il dibattito già avviato dalla Commissione per definire i conti pluriennali Ue per il periodo 2007-2013. LE due “autorità di bilancio”. Le autorità di bilancio nell’Ue sono il Parlamento e il Consiglio. Il bilancio 2005, dopo un lungo iter interno, è stato approvato dall’Assemblea di Strasburgo il 16 dicembre scorso. Spetta alla Commissione redigere un “progetto preliminare” di bilancio, che poi passa al vaglio prima del Consiglio e quindi dell’Europarlamento che vi apportano le modifiche necessarie. L’approvazione definitiva spetta al Parlamento. Si tratta, naturalmente, di un documento fondamentale, che autorizza ogni intervento e politica comunitaria. Il bilancio appena approvato era stato predisposto dalla Commissione guidata da Romano Prodi. All’interno della Commissione Barroso l’incarico della Programmazione finanziaria e bilancio spetta alla lituana Dalia Grybauskaité. Il principio dell’equilibrio. L’autonomia finanziaria di cui gode oggi la Comunità rispetto agli Stati membri risale al 1970, quando venne inaugurato l’attuale sistema di “risorse proprie”, modificato negli anni ’90 e con l’Agenda 2000. Tali risorse sono di quattro tipi: i dazi agricoli, i dazi doganali, gli introiti basati sull’Iva e, infine, la cosiddetta “quarta risorsa”, la più consistente di tutte, fondata sui versamenti degli Stati membri proporzionalmente al Prodotto interno lordo. A partire dal 1988 ogni bilancio annuale deve rispondere a uno schema pluriennale denominato Prospettive finanziarie: quello in vigore riguarda il periodo 2000-2006. Il principio essenziale sul quale si basano i conti Ue è quello dell’equilibrio: ossia in uno stesso esercizio le entrate e le uscite devono equivalersi in quanto all’Ue non è consentito accendere prestiti per finanziare un deficit. L’esecuzione del bilancio è affidata alla Commissione. All’interno dell’Ue esiste quindi un sistema di audit per controllare la regolarità delle spese, sottoposte inoltre alla vigilanza della Corte dei Conti. Nel 1999 è stato inoltre creato un Ufficio antifrode (Olaf), che esegue indagini di tipo amministrativo e contabile. Il commissario competente è l’estone Siim Kallas. Sostegno all’agricoltura e coesione sociale. Per quanto riguarda il bilancio 2005, esso raggiunge un importo di 116,5 miliardi di euro (tecnicamente “stanziamenti di impegno”). Ai governi nazionali è chiesto di contribuire con l’1,004% del Pil: una cifra distante dall’1,27% che rappresenta il massimale che può essere richiesto da Bruxelles ai paesi aderenti. La gran parte delle spese è allocata al settore agricolo, che assorbe 49,6 miliardi di euro, ossia più del 40% del bilancio (ma in passato questa percentuale era di molto superiore a quella odierna). L’Ue opera per sostenere le produzioni vegetali nonché l’allevamento animale; per stabilizzare i mercati e i prezzi delle derrate; non da ultimo, per migliorare la vita delle popolazioni rurali. Alle azioni strutturali vanno 42,4 miliardi di euro. In questo caso gli interventi sono volti a migliorare la coesione economica e sociale nell’Ue, perseguendo tre obiettivi principali: l'”obiettivo 1″ è rivolto allo sviluppo delle regioni arretrate e alle loro strutture economiche; l'”obiettivo 2″ sostiene la riconversione di regioni industriali o agricole un tempo fiorenti e ora in crisi; l'”obiettivo 3″ mira ad ammodernare strutture e servizi per l’istruzione, la formazione professionale e l’occupazione. Quest’ultima voce dovrà riorientare i fondi verso i nuovi paesi membri. Politiche interne; aiuti umanitari. Alle altre politiche interne dell’Unione sono indirizzati 9 miliardi di euro comprendenti svariate voci: trasporti, energia, reti transeuropee, ambiente, pesca, politica regionale, ricerca, concorrenza, tutela della salute e dei consumatori, sicurezza e giustizia, cultura e istruzione, comunicazione. A tutto il settore delle azioni esterne sono invece allocati 5,2 miliardi di euro, che l’Ue spende per la politica estera, le relazioni con i paesi terzi sul versante della cooperazione allo sviluppo e degli aiuti umanitari. In tal caso l’Ue è il primo organismo al mondo per quanto attiene gli stanziamenti per combattere povertà, fame, malattie e interventi d’urgenza in casi di calamità naturali (si pensi al recente maremoto nel Sud Est asiatico). Seguono le voci delle spese amministrative e del personale (6,3 miliardi di euro, quota piuttosto contenuta) e gli stanziamenti per la strategia di preadesione, rivolta a Romania, Bulgaria, Turchia e, per la prima volta, Croazia.