LAICITA'" "
La lettera del Papa ai vescovi di Francia” “” “
Stabilire rapporti di reciproca fiducia tra Chiesa e Stato non può che avere degli “effetti positivi” per la vita di un Paese. Si tratta pertanto di mettere in atto una “legittima e sana laicità”. “Anziché porsi in antagonismo, le forze sociali dovranno quindi essere sempre al servizio della popolazione che vive in Francia”. Lo scrive Giovanni Paolo II in una lettera al presidente dei vescovi francesi, mons. Jean-Pierre Ricard, in occasione del centenario della legge sulla laicità che nel 1905 decretò in Francia la separazione della Chiesa e dello Stato. Per questo anniversario, si è aperto un vasto dibattito in cui hanno preso la parola non solo i vescovi cattolici, ma anche i rappresentanti delle altre Chiese cristiane e membri delle comunità islamiche. Proprio in questi giorni, a Parigi, l’Accademia delle scienze morali e politiche che ha avuto il compito di curare una riflessione sulla legge, ha promosso un primo convegno su questo tema, alla presenza del primo Ministro francese JEAN-PIERRE RAFFARIN . A sua volta, il ministro Raffarin è intervenuto in esclusiva per il quotidiano francese “La Croix” sulla legge e le parole del Santo Padre, ribadendo che “la laicità non è opposizione alle religioni”. Un primo accordo sembra, comunque sia, essere già stato raggiunto all’inizio di questo anno. Né la Chiesa cattolica né il governo di Parigi hanno intenzione di ritoccare la legge del 1905. Il Papa non ne parla nella lettera a Ricard. E il premier Raffarin scrive su “La Croix”: “Non sono favorevole ad una modifica dei principi stabiliti dalla legge del 1905. Una evoluzione legislativa in questo campo non può essere parziale: toccare una parte dell’edificio, fosse anche per intenzioni lodevoli, condurrebbe immancabilmente a delle reazioni di opinioni che potrebbero far crollare l’intero sistema”. In Francia, dunque, solo i protestanti sembrano domandare una revisione del testo e a lamentare forme di discriminazioni che proprio in nome della laicità colpiscono le comunità protestanti nel Paese. Fu il presidente della Federazione protestante di Francia, il pastore JEAN-ARNOLD DE CLERMONT , a denunciarle di persona al primo ministro Raffarin in occasione di un incontro nel mese di gennaio. UNA STORIA DIFFICILE. Nel 1905 ricorda il Papa la legge sulla separazione della Chiesa e dello Stato “fu un evento doloroso e traumatizzante per la Chiesa in Francia”. In seguito alla nuova legislazione venne mantenuta solo la libertà di culto, “relegando con un colpo solo, il fatto religioso alla sfera del privato e non riconoscendo alla vita religiosa e all’istituzione ecclesiale un posto nella società”. Già dal 1920, Chiesa e governo francese si sono impegnati a ristabilire delle nuove relazioni. Sforzi che sono culminati con lo ristabilimento delle relazioni diplomatiche. Nella sua lettera ai vescovi francesi, il Papa sottolinea che “se ben compreso”, il principio della laicità “appartiene anche alla Dottrina sociale della Chiesa”. La separazione dei poteri tra istituzioni politiche ed ecclesiastiche, riecheggia l’insegnamento di Cristo del “dare a Dio ciò che è di Dio e a Cesare ciò che è di Cesare”. Ciò non toglie però il dovere per i pastori francesi e per i credenti di “partecipare, secondo le proprie competenze e nel rispetto delle proprie convinzioni, nei diversi campi della vita pubblica”. Così come lo fecero, nell’arco del ventesimo secolo, numerose personalità francesi che “insieme ad altri cattolici – osserva Giovanni Paolo II hanno avuto un’influenza decisiva sulla vita sociale” della Francia, “e, per certi versi, nella costruzione” del Vecchio continente. UNA LEGITTIMA E SANA LAICITÀ. Questa missione deve proseguire. Nella sua lettera, il Papa osserva che “la crisi dei valori e la mancanza di speranza che si registra in Francia e in generale in tutto l’Occidente, fanno parte della crisi di identità delle società moderne attuali”. Il Pontefice esorta, quindi, l’episcopato francese e i cristiani a partecipare alla vita pubblica del Paese “per dare uno slancio nuovo alla vita sociale ed una speranza rinnovata agli uomini e alle donne del nostro tempo”. “In questa prospettiva prosegue il Santo Padre costruire delle relazioni e delle collaborazioni di fiducia tra Chiesa e Stato non può che avere degli effetti positivi per costruire insieme ciò che Papa Pio XII chiamava ‘una legittima e sana laicità'”. Riconoscere la dimensione religiosa delle persone ribadisce Giovanni Paolo II “significa voler associare questa dimensione alle altre della vita nazionale, perché porti un suo dinamismo proprio alla edificazione della società”. Tutto ciò non deve essere considerato “un pericolo per lo Stato”. Il Papa invita, quindi, i vescovi francesi ad “intervenire regolarmente nei grandi dibattiti pubblici sulle grandi questioni sociali”. In particolare, sottolinea, prendendo posizione per ciò che riguarda i diritti fondamentali della persona umana, il rispetto della sua dignità, il progresso dell’umanità, la protezione del pianeta. Sta in questo, asserisce il Papa, il “prezzo” della laicità che, “lungi dall’essere un luogo di scontro, diventa davvero lo spazio per un dialogo costruttivo nello spirito dei valori di libertà, uguaglianza e fraternità, ai quali il popolo francese è giustamente molto legato”.