Ogni anno, nei giorni 17 e 18 febbraio, i cattolici bielorussi, latini e bizantini, si recano in pellegrinaggio al villaggio di Rositsa, al confine con la Lettonia e vicino alla frontiera con la Russia, per commemorare i martiri della II° guerra mondiale, quando nel 1943 i nazisti, durante una rappresaglia contro gli abitanti civili della regione, bruciarono vive più di 1.500 persone di diverse confessioni. Fra le vittime c’erano anche due sacerdoti cattolici dell’ordine dei Chierici mariani, Antonio Leszczewicz e Giorgio Kaszyra, che furono martirizzati perché non vollero abbandonare le loro comunità. Il Papa li ha proclamati beati nel 1999. All’incontro di preghiera e riflessione partecipano anche i fedeli ortodossi e gli ebrei della zona. Nonostante il freddo di questa stagione, i pellegrini – alcuni di loro vengono da lontano – pregano sul luogo del martirio per le vittime, per la pace, la riconciliazione ed il dialogo. La chiesa parrocchiale di Rositsa è diventata un luogo di preghiera ecumenica anche in altri momenti dell’anno. “Un’icona di questi nuovi martiri bielorussi i Beati Antonio e Giorgio – viene venerata nella chiesa parrocchiale dei Santi Protomartiri Romani a Roma. L’icona è stata regalata nel mese di novembre scorso dal Visitatore apostolico per i greco-cattolici in Bielorussia, archimandrita Sergio Gajek, al card. Camillo Ruini in occasione della consacrazione del nuovo altare della chiesa. Il cardinale ha voluto lasciare l’icona nella chiesa, ed ora davanti ad essa pregano sia i parrocchiani sia i bambini bielorussi che spesso sono ospiti nella parrocchia. Il 2 febbraio scorso, quando nelle parrocchie greco-cattoliche in Bielorussia si è celebrato la tradizionale “Giornata di preghiera per gli Amici ed i Benefattori”, lo stesso Visitatore apostolico ha concelebrato nella chiesa dei Santi Protomartiri Romani una messa per l’intenzione delle famiglie italiane, che da anni ospitano i bambini bielorussi venuti in Italia per il recupero della salute.