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Due "grandi" alla prova” “” “

Nessuno potrà mai dividere l’Europa dall’America. Abbiamo valori comuni e obiettivi da perseguire assieme. Dobbiamo inaugurare una nuova era nei rapporti transatlantici. Poche frasi sono bastate al presidente statunitense George W. Bush per “lasciare alle spalle” le divisioni recenti sulla guerra in Irak e per lanciare lo sguardo oltre le reciproche diffidenze. Le sfide della globalizzazione, l’emergere di imponenti ed enigmatici competitori (con India e Cina in prima fila), non consentono ripicche e ritardi. Secondo Bush, Usa e Unione europea devono tenersi per mano, per una stretta collaborazione volta a costruire la pace e una democrazia senza confini. Durante il suo viaggio nel cuore del “vecchio continente”, il presidente degli Stati Uniti ha riconosciuto l’importanza del processo di integrazione europea, scegliendo Bruxelles come prima e fondamentale tappa della sua visita; al contempo ha abbandonato i toni drastici della sua politica estera, considerando superati gli screzi con i Paesi più restii all’unilateralismo americano del dopo-11 settembre; ha avuto toni di vera stima per il ruolo che, a fatica, l’Europa si sta ritagliando sulla scena internazionale. Dal canto loro i leader dei Venticinque hanno apprezzato la disponibilità dell’America ad ascoltare le “buone ragioni” di questa sponda dell’Atlantico. Il clima disteso e la lungimiranza di alcuni interventi ascoltati a Bruxelles, fanno sperare che in questi giorni qualcosa di buono, di meglio, sia iniziato per la politica mondiale. Emergono d’altro canto alcune questioni aperte da non sottovalutare per evitare futuri errori nel cammino di rinnovata conciliazione. Anzitutto è giusto “lasciare alle spalle” le divisioni passate, purché si faccia chiarezza sul contesto in cui queste sono emerse e dando atto che la ragione difficilmente sta da una parte sola. Occorre, in secondo luogo, riconoscere pari dignità fra soggetti che si rispettano, senza pretendere la subordinazione di alcuno. Vanno dunque rispettati – a livello planetario – la pluralità di culture, di valori, di convinzioni etiche e religiose, di visioni strategiche e di obiettivi politici di breve e di lungo periodo. L’autodeterminazione dei popoli e degli Stati non può essere ritenuto un concetto superato del diritto internazionale. Gli Usa e l’Europa possono anche considerarsi due capisaldi del mondo contemporaneo – e lo sono realmente -, purché si riconosca eguale statura agli altri Paesi e alle organizzazioni internazionali, a cominciare dalle Nazioni Unite. Un pilastro di questa linea di rispetto non può che essere il multilateralismo, sempre invocato dal Palazzo di Vetro dell’Onu e più volte auspicato nei discorsi del Papa. Semmai ai “grandi del mondo” spetta maggiore responsabilità verso l’umanità intera: problemi come la povertà diffusa, la lotta alle malattie (Aids, malaria, lebbra…), gli scontri etnici, la tutela dell’ambiente, la liberalizzazione del commercio, dovrebbero essere in cima all’agenda di Usa e Ue. Urgenze, queste, che devono essere poste sullo stesso piano della ricostruzione in Irak, della pace in Terra Santa, della democrazia in Russia e in Cina, della lotta al terrorismo internazionale. Gianni Borsa Italia