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Un segnale forte” “

La Spagna ratifica la Costituzione europea. La campagna "Yes"” “” “

Con il successo del primo referendum popolare di ratifica della Costituzione europea, svoltosi domenica 20 febbraio in Spagna, è entrata nel vivo anche la campagna “Yes” lanciata dal Movimento europeo internazionale (Mei). Una iniziativa in atto in tutto il continente per dire “sì” al Trattato fondamentale dell’Unione, firmato a Roma il 29 ottobre 2004, che potrà entrare in vigore solo dopo il semaforo verde dei 25 Stati membri. LA SPAGNA “PROMUOVE” LA COSTITUZIONE. Con il 42% di votanti e, fra questi, il 76% di sì, gli spagnoli hanno deciso per la ratifica al nuovo Trattato costituzionale Ue. Alle approvazioni parlamentari di Lituania, Slovenia e Ungheria, si aggiunge ora il benestare degli iberici, i primi a procedere mediante referendum popolare. Tra le voci europee pronte a felicitarsi per il risultato, il presidente della Commissione José Manuel Durao Barroso. “Gli spagnoli hanno detto sì all’Europa, sì all’avvenire”, lanciando “un segnale forte ai concittadini chiamati a pronunciarsi sulla Costituzione nei prossimi mesi”. Per Barroso il voto di domenica “è assolutamente chiaro in favore di un’Europa che avanza e che fa la differenza, un’Europa unita nella diversità”. Importanti anche le prese di posizione (oltre a quelle “nazionali”, a cominciare dal capo del governo José Luis Zapatero) del presidente dell’Europarlamento, Josep Borrell e di Joaquin Almunia, commissario Ue agli affari economici e monetari: “Una volta ancora – spiega il commissario – la società spagnola si identifica con l’idea di un’Europa unita, democratica e capace di parlare con una sola voce al resto del mondo”. Almunia riconosce che i progressi registratisi nel suo paese negli ultimi 25 anni “non sarebbero stati possibili senza l’Europa”, lanciando un messaggio di responsabilità e di speranza ai nuovi Stati membri.   CONVINCERE GLI ELETTORI. Sull’onda dell’esito elettorale spagnolo, prende quota dunque la campagna “Yes” promossa dal Mei. Creato nel 1948 e tuttora presente in 41 paesi, con 22 associazioni affiliate, il Movimento europeo è “un’organizzazione internazionale aperta a tutte le tendenze politiche, culturali ed economiche” e ha per scopo “la creazione di un’Europa unita e federale”. Tra i “padri fondatori” il Mei può vantare personaggi del calibro di Winston Churchill, Alcide De Gasperi, Léon Blum, Paul-Henri Spaak. Notevoli i suoi risultati: ad esempio il varo del Consiglio d’Europa e la realizzazione del Collegio europeo di Bruges. L’attuale presidente, lo spagnolo José Maria Gil-Robles, già presidente del Parlamento europeo, e i vertici del movimento avevano presentato la campagna a favore della Costituzione a Bruxelles e a Strasburgo prima della consultazione di domenica in Spagna, affermando che “l’iniziativa intende convincere il maggior numero possibile di cittadini a votare per la ratifica, dimostrando l’importanza della Costituzione per il futuro d’Europa”. Al Mei è giunto il sostegno dell’Unione europea dei federalisti (Uef) e della Gioventù federalista (Jef), nonché di numerosi gruppi, partiti e associazioni culturali nazionali. “L’Ue è chiamata a far fronte a una delle più grandi sfide della sua storia – spiegano ora i promotori -. Venticinque Stati devono ratificare la prima Costituzione se l’Unione intende procedere verso una integrazione e una democrazia più forti”. La maggior parte delle ratifiche avverrà per via parlamentare, ma almeno una decina di Paesi chiederà il parere degli elettori come ha fatto Madrid. BORRELL E BARROT CON IL MEI. Fra i sostenitori della campagna “Yes” si sono schierati il presidente del Parlamento europeo, Josep Borrell (“Al Mei riconosciamo un ruolo essenziale nel consolidare lo spirito europeo”) e il vicepresidente della Commissione, Jacques Barrot (“Occorre sostenere la nuova Costituzione e operare assieme per spiegarla ai cittadini”). La campagna per il sì, dopo il successo in Spagna, ha in calendario numerose manifestazioni e convegni, soprattutto nei paesi che si affideranno al referendum. In prima fila ci sono il Lussemburgo (dove si voterà il 10 luglio), la Francia e i Paesi Bassi. Gli altri referendum si svolgeranno entro la prima metà del 2006. Il Movimento europeo ha steso una “dichiarazione di supporto” alla campagna, nella quale si apprezzano “i significativi progressi che l’Unione ha compiuto nel soddisfare i suoi ambiziosi obiettivi di prosperità economica, giustizia sociale e sviluppo sostenibile”. Gli europeisti “danno il benvenuto alle riforme contenute nella Costituzione”: in particolare sono apprezzate quelle che tendono a “rafforzare i diritti dei cittadini, a rendere un successo l’Ue allargata, a migliorare la democrazia interna e a rafforzare i suoi sforzi per un mondo più giusto, pacifico e sicuro”.