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Si è costituito sabato 19 febbraio, a Roma, il Comitato preparatorio del Convegno ecclesiale di Verona, il quarto fra gli appuntamenti che dagli anni Settanta scandiscono, a metà di ogni decennio pastorale, il cammino della Chiesa italiana.
Mancano ancora venti mesi all’appuntamento, che si terrà dal 16 al 20 ottobre 2006: un tempo che sarà dedicato alla riflessione nelle Chiese locali e ad alcune iniziative simboliche.
Se in passato erano state la fede e la carità al centro dei lavori, questo sarà il convegno della speranza. E della missione. Il tema dell’incontro, infatti, invita ad essere “Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo”.
L’obiettivo è quello di chiamare i cattolici italiani a testimoniare, con uno stile credibile di vita, Cristo risorto come la novità capace di rispondere alle attese e alle speranze più profonde degli uomini d’oggi. Oltre alla speranza e alla missionarietà, altri filoni attraversano il convegno. Un’attenzione particolare è rivolta ai fedeli laici e al progetto culturale.
In particolare, cinque ambiti fondamentali dell’esistenza interpellano il credente e rappresentano il momento di verifica circa l’autenticità della testimonianza. Si tratta della vita affettiva, del lavoro e della festa, dell’esperienza della fragilità, della trasmissione del patrimonio di vita e di cultura, dell’impegno di cittadinanza.
Per aiutare la riflessione, il Comitato preparatorio presieduto dal card. Dionigi Tettamanzi e formato da una giunta centrale, dai rappresentanti di tutte le Regioni ecclesiastiche e degli organismi più rappresentativi ha approvato uno Strumento di lavoro, la cui pubblicazione è prevista dopo la presentazione del testo all’Assemblea dei vescovi del prossimo aprile.
Il filo conduttore è la prima lettera di Pietro, che dedica parole forti all’impegno di testimonianza dei cristiani in tempi difficili e li esorta ad essere sempre pronti a rispondere della speranza che è in loro.
Quattro gli interrogativi su cui si inviteranno le Chiese locali a verificarsi, integrando la preparazione del Convegno con il cammino pastorale ordinario: occorre chiedersi che cosa il Vangelo comunichi alla nostra vita di cristiani; come Gesù Cristo possa rigenerare il nostro vissuto; come possa essere plasmata una nuova antropologia nell’epoca della complessità; quali forme e modalità possano caratterizzare la presenza dei cristiani in questo momento storico.
La sfida che costituisce l’orizzonte del Convegno, infatti, è quella di aiutare le comunità cristiane a stabilire un rapporto autentico e fecondo con il mondo di oggi. Per questo, non basta ripetere l’annuncio cristiano: la parola della fede va ripensata nella nuova cultura e la pastorale “ristrutturata” attorno ad essa.
a cura di Ernesto Diaco
SCHEDA
La preparazione del Convegno ecclesiale di Verona vedrà impegnate le Chiese locali lungo tutto il prossimo anno pastorale. Il calendario, infatti, prevede che a settembre 2005 venga reso pubblico il “percorso nazionale itinerante” e, contemporaneamente, si avvii l’approfondimento dei contenuti del Convegno nei consigli presbiterali e pastorali diocesani e nelle forme scelte da ogni Chiesa locale.
I contributi elaborati in ciascuna di esse verranno analizzati nell’estate del 2006, mentre in settembre un mese prima della celebrazione del Convegno si terranno incontri regionali dei delegati delle diocesi che parteciperanno ad esso. Ogni Regione è presente nel Comitato preparatorio con un vescovo, un prete e due laici.
Quello di Verona 2006 sarà il 4° Convegno ecclesiale nazionale: il 3° si è tenuto a Palermo, nel 1995, sul tema “Il Vangelo della carità per una nuova società in Italia”; il 2° a Loreto, nel 1985, su “Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini”; il1°, infine, a Roma, nel 1976, su “Evangelizzazione e promozione umana”.
(23 febbraio 2005)