Sulle conseguenze della visita di Bush in Germania si interrogano i commentatori tedeschi . Sulla Frankfurter Rundschau (23/2), Martin Winter scrive: “ Chi vuole misurare l’abisso tra Usa e Unione europea deve guardare cosa non c’è stato durante il vertice: una dichiarazione congiunta. […] Annunciare con idealismo la lotta per la libertà in tutto il mondo e illustrare con colori vivaci quanto di buono possono fare l’Europa e l’America con i loro valori, può tirare su il morale. Ma non serve per aggiustare la partnership atlantica. […] Non sono i valori e neanche la visione di un mondo democratico che hanno diviso l’Occidente: l’Iraq, l’Iran o la lotta al terrorismo evidenziano un dissenso profondo sul modo in cui vengono percepiti i problemi e sul modo di risolverli. Le culture politiche dell’America e dell’Europa si sono sviluppate lungo strade diverse. Si potranno riavvicinare solo se si rompe la logica della dominanza degli Usa nella partnership”. Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (24/2), Klaus– Dieter Frankenberger osserva: “ Ciò che si può prevedere e addirittura pretendere è questo: rinunciare ad una politica del risentimento e della divisione; in considerazione della mancanza di una unità strategica, non portare i dissidi fino alle estreme conseguenze; non precludere il progresso con le ideologie ma cercarlo in modo pragmatico, si tratti di protezione del clima o di medio oriente o di disarmo. E nel dubbio dare fiducia al partner americano o tedesco“. Secco il settimanale Der Spiegel (21/2): “ La nuova amicizia non cambia una virgola dei numerosi conflitti“. Uno dei temi che sembrano più differenziare le posizioni Europa-Usa è quello della fine dell’embargo per la vendita di armi alla Cina. “ Ad alcuni critici scrive Mark Landler sull’ International Herald Tribune (24/2) il piano europeo di sospensione dell’embargo alla Cina appare semplicemente una via per rassicurare i propri produttori di armi che reclamano un pezzo del quinto più grande budget militare al mondo“. “ Ma prosegue la nota c’è molto di più sul tappeto da parte dell’Europa del risultato se d’ora in poi possa vendere un jet da combattimento francese oppure un sottomarino tedesco a Pechino“. Per il commentatore, quindi, “ la questione è se i Paesi europei fornitori vorranno davvero creare un antagonismo con gli Usa avviando tali commerci“, in quanto “ puntando anche sulla strategia di sviluppo dei business non militari, la Cina intende probabilmente rafforzare progetti congiunti di sviluppo con gli europei. Questo le darebbe un più rapido accesso alle loro tecnologie, esattamente lo sviluppo più temuto dai pianificatori strategici del Pentagono”. Echi della visita di Bush anche sulla stampa spagnola del 23/2 che sottolinea il saluto in spagnolo del presidente Usa a Zapatero. “Frettoloso saluto di George Bush a Zapatero: Hola, que tal, amigo?” titola El Mundo, mentre l’ Abc commenta che “l’Unione europea e la Nato serrano le fila per aiutare Bush a ricostruire l’Iraq”. Per El Paìs “Bush e l’Ue arrivano ad una tappa di collaborazione attraverso la frattura dell’Iraq”, mentre La Razòn fa notare che “Bush dedica quattro secondi a Zapatero”. Sullo stesso evento della visita in Europa del presidente degli Stati Uniti un editoriale di Hermann Tertsch su El Paìs del 22/2 così esordisce, in maniera sarcastica: “Abbiamo tra noi il grande ruffiano del nuovo secolo, George W.Bush, che a Madrid equiparano a Hitler, a Parigi al cambogiano Pol Pot, il grande villano responsabile diretto dei terroristi islamici che assassinano la popolazione irachena, dei morti di fame in Sudan, del mancato intervento durante lo tsunami in Indonesia e della malaria africana”. “I politici europei, da parte loro continua l’editorialista esibiscono in pubblico come successo personale il nuovo tono del presidente nordamericano nei confronti dell’Unione europea, ma con altrettanta enfasi lasciano intendere che deve cambiare politica in maniera radicale per ricevere la benedizione di questa grande Tavola Rotonda dell’umanesimo come loro stessi si considerano“. E conclude: “E mentre qui si danno lezioni a Bush, Washington e Tokyo hanno firmato un importante patto di difesa per fare fronte a minacce comuni nel Pacifico, probabile nuovo centro geo-strategico del mondo, e l’America Latina mira alla Cina“. Dalla politica internazionale alla vita religiosa: il quotidiano francese La Croix (21/2) presenta una sintesi, a cura di Pierre Schmidt, della “Guida 2005 della Chiesa cattolica in Francia”. Il titolo scelto è molto significativo: “ La Chiesa cattolica in Francia battezza via via più tardi”. Mentre infatti “ il numero dei battezzati di meno di 7 anni ha continuato ad abbassarsi (da 372.839 nel 2001 a 365.107 nel 2002), il numero assoluto di ragazzi di più di 7 anni battezzati è in aumento (da 18.826 nel 2001 a 20.353 nel 2002)… Globalmente, quindi, i cattolici accedono al battesimo via via più tardi“. Mentre diminuiscono, in genere, sia i preti (da 24.251 a 23.542), sia i religiosi (da 9,524 a 9.407) sia le religiose (da 46.007 a 43.039) “ il numero delle ordinazioni dei diaconi si mantiene attorno al centinaio ogni anno (97 nel 2003), facendo tuttavia crescere poco a poco il numero totale dei diaconi permanenti (1.850 nel 2003 contro 1.749 l’anno precedente)“. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1366 N.ro relativo : 15 Data pubblicazione : 25/02/2005