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Il centenario della legge sulla laicità, che nel 1905 decretò in Francia la separazione della Chiesa e dello Stato, ha aperto, nel Paese transalpino, un vasto dibattito in cui hanno preso la parola non solo i vescovi cattolici, ma anche i rappresentanti delle altre Chiese cristiane e membri delle comunità islamiche. Per l’occasione il Papa ha indirizzato una lettera al presidente dei vescovi francesi, mons. Jean-Pierre Ricard, in cui si ribadisce che stabilire rapporti di reciproca fiducia tra Chiesa e Stato non può che avere degli “effetti positivi” per la vita di un Paese. Si tratta pertanto di mettere in atto una “legittima e sana laicità”. “Anziché porsi in antagonismo, le forze sociali dovranno quindi essere sempre al servizio della popolazione che vive in Francia”. Sul tema presentiamo una nota di Charles Delhez , direttore della rivista “Dimanche”. Cent’anni fa, in Francia, fu votata la legge sulla separazione tra Chiesa e Stato. I cristiani si consideravano rifiutati e conobbero delle vere e proprie persecuzioni. Da allora, le cose sono molto cambiate. La Chiesa ha ritrovato un suo spazio nella società, probabilmente più modesto, ma più giusto. Il 15 febbraio scorso, in una lettera indirizzata ai vescovi della Francia, Giovanni Paolo II ha colto l’occasione per congratularsi per quella “sana e legittima laicità” (espressione di Pio XII) e per riconoscere la necessità della separazione dei poteri. Si è dunque voltato pagina. È l’ora di pensare ai progetti futuri. Il Papa invita la Chiesa a non mancare l’appuntamento con la storia. E cita la lettera a Diogneto del II secolo in cui, a proposito dei cristiani, leggiamo: “Tanto nobile è il posto che Dio ha assegnato loro, che non gli è consentito di lasciarlo vuoto”. All’inizio, ricorda il Vescovo di Roma, quella legge relegava il fatto religioso nella sfera privata, trasformando il cammino religioso in un semplice sentimento personale. Ebbene, l’uomo è allo stesso tempo personale e sociale in tutte le sue dimensioni, compresa quella spirituale. È dunque urgente, in questi tempi in cui la nostra società occidentale cerca se stessa, far concorrere tutte le forze al bene comune, ognuna nel proprio ambito di competenza. “La non-confessionalità dello Stato (…) permette che tutte le componenti della società lavorino insieme al servizio di tutti e della comunità nazionale”, scrive. Inoltre, un riconoscimento della dimensione pubblica della religione da parte dello Stato risulta il miglior antidoto contro il rischio, per le religioni, di “rifugiarsi in un settarismo che potrebbe rappresentare un pericolo per lo Stato stesso”. In Francia è stato necessario attendere un secolo per guardare a una laicità rasserenata. La storia umana progredisce al ritmo delle tensioni e dei conflitti. A seconda della fase, alcuni sono portatori di futuro e altri recitano la parte dei reazionari. Similmente, furono necessari tre secoli all’Impero Romano per mettere fine alle persecuzioni nei confronti dei discepoli di Cristo; oggi, quasi tutti riconoscono quello scatto di umanità che è stato l’annuncio evangelico. Il movimento socialista, fu, a suo tempo, una risposta anticipata anche se incompleta al liberalismo selvaggio che si annunciava. Quando i conflitti fanno posto a confronti costruttivi e rispettosi non possiamo che rallegrarcene.