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“La Bosnia Erzegovina non ha un futuro se permane una situazione di ‘pace ingiusta’ e vengono negati gli uguali diritti alle tre etnie costitutive (bosniaci, serbi, croati)”. È l’appello alla comunità internazionale e locale fatto dai presidenti delle Conferenze episcopali del Sud-Est Europa (Albania, Bulgaria, Bosnia e Erzegovina, Grecia, Serbia, Montenegro e Macedonia, Romania e Turchia), a conclusione dell’incontro che si è svolto dal 25 al 27 febbraio a Sarajevo. “Gran parte dei profughi si trova ancora fuori dal Paese si legge in un comunicato del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) diffuso il 28 febbraio – e il loro ritorno è ostacolato. La questione della restituzione dei beni alle Chiese è ancora aperta. Da parte loro le Chiese hanno il compito particolare di diffondere nelle coscienze il senso della verità, della giustizia e del perdono”. Dall’incontro è emerso che “i popoli del Sud-est Europa da un lato sono confrontati con gravi sfide: l’emigrazione (specie dei giovani), la povertà, la disoccupazione, la corruzione, la sperequazione economica, la carenza di servizi, l’instabilità politica. In qualche Paese è impressionante il numero degli aborti, dei bambini abbandonati, delle ragazze che diventano merce. Permane il problema legato allo stato delle minoranze etniche e religiose”. Dall’altro lato, però, “si investe nella formazione, nella solidarietà, nel dialogo interculturale. Grandi attese si diffondono nei confronti dell’Unione europea”. I leader politici intervenuti all’incontro promosso dal Ccee hanno rilevato come questa regione sia “un test della politica dell’Unione europea”. “Si è iniziato un lavoro osservano i vescovi -, ora occorre portarlo a compimento. Si tenga viva l’attenzione internazionale su questi Paesi e soprattutto si operi perché i politici locali procedano loro stessi nelle riforme istituzionali ed economiche, nel favorire la convivenza delle etnie, nell’investire nella formazione, nell’impegno per creare situazioni favorevoli per i profughi che ritornano”. Tra gli altri temi affrontati, quello del confronto con la cultura moderna e la secolarizzazione. Nel Sud-est europeo, “da un lato si cerca la via di una corretta laicità capace di distinguere tra ambito religioso e ambito politico e dell’altra si coglie la pericolosità di una cultura materialista, chiusa ad ogni dimensione di trascendenza”. Durante l’incontro i partecipanti hanno fatto visita alla comunità ebraica, al centro islamico e alla chiesa ortodossa di Sarajevo.