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Le vicende di politica interna e particolarmente la disoccupazione, vengono seguite attentamente dalla stampa tedesca. Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (faz – 2/3), si legge: “ Il governo Schröder si è arrangiato – e in ciò non ha niente da invidiare ai suoi predecessori all’opposizione – con lo scandalo del mercato del lavoro, dimostrato prima da quattro, ora da oltre cinque milioni di disoccupati ufficiali. Accettare questi numeri è meno difficile da quando il governo ha sperimentato che alti tassi di disoccupazione non impediscono necessariamente i successi elettorali. Almeno finché gli elettori non credono che l’opposizione possa riuscire meglio ad affrontare il problema“. Sulla Frankfurter Rundschau, Mario Müller osserva: “ Il cancelliere vuole rimanere sul suo corso di riforme. Ciò deve apparire come una minaccia a chi finora ha ancora un lavoro fisso. Perché l’aumento incontrollato della disoccupazione dimostra che la politica economica finora attuata non è stata in grado di risolvere il problema e che dunque è necessaria una svolta“. In un altro commento sulla Faz si legge: “ … la disoccupazione di massa è la sostanza nutritiva della radicalizzazione politica. Perché prima o poi, una disoccupazione costantemente crescente e imposta a milioni di persone verrà vista come il fallimento del sistema politico ed economico. I partiti tedeschi lo sanno e per questo hanno dichiarato unanimemente la lotta alla disoccupazione come obiettivo principale. Ma ogni nuovo record diviene anche la dimostrazione di un divario sempre maggiore tra ambizione e realtà“. E il settimanale Der Spiegel (28/2) commenta: “ Cinque milioni di persone senza lavoro non potevano essere minimizzate neanche con la massima destrezza. Cinque milioni di disoccupati sono scena e pubblico che fischia l’attuale politica di Berlino. Cinque milioni: e il resto della repubblica teme di farne presto parte. Perché il numero continua a crescere“. Il quotidiano francese La Croix (28/2) ha proposto un forum sui cento anni della legge sulla laicità, presentato da Francois Ernenwein, che afferma: “… nella lettera ai vescovi di Francia, Giovanni Paolo II si felicitava che la ‘pace’ tra la Chiesa e lo Stato sia ‘divenuto una realtà’ nel nostro paese“. La questione per il giornale è quindi “ come intendere il messaggio del Papa in favore di una laicità serena e quale dialogo sia possibile tra le autorità politiche e quelle religiose nella nostra società”. Una risposta viene da mons. Jean-Pierre Ricard, presidente della Conferenza episcopale francese, che – sullo stesso giornale – scrive: “ Il Papa dice ai cattolici che si devono impegnare e devono testimoniare il senso dell’uomo di cui sono portatori nella società… questo punto è importante, perché se si vuole evitare la deriva comunitaria aggressiva. Bisogna che lo Stato permetta alle religioni di esprimere e di apportare il proprio contributo nello spazio sociale. Non si deve lottare contro un comunitarismo religioso che si ripiega su se stesso escludendolo. Non si farebbe, al contrario, che rinforzarlo”. Secondo il presidente dei vescovi francese, quindi, “ è ora di girare pagina“. “Gli alleati chiedono alla Siria di lasciare il Libano”: questo il titolo di apertura dell’ Herald Tribune (02/03). Le vicende del Paese mediorientale, dove è stato ucciso l’ex-premier e dove poi sono scoppiate grandi proteste popolari, sono presentate dal quotidiano, che richiama il parere espresso dal Segretario di Stato Condoleeza Rice: “Gli Stati Uniti e altre nazioni – scrivono Joel Brinkley e Alan Cowell – stanno considerando di fare di più, addirittura l’idea di inviare truppe di pace internazionali che prendano il posto delle forze siriane sulla via della partenza: questo è attualmente in discussione“. “La religione nella guerra moderna” è il titolo di un editoriale pubblicato sul quotidiano spagnolo El Paìs del 1/3, firmato da Hermann Tertsch, che prende spunto dalla strage di Hilla, che in Iraq ha ucciso 125 civili, e altri eventi drammatici, tra cui la prossimità ricorrenza della strage della stazione di Atocha a Madrid lo scorso 11 marzo. Una riflessione che si allarga alla confusione morale presente nelle nostre società insieme ad una sorta di “fatalistica” rassegnazione di fronte alla sconfitta dei deboli. “Se c’è qualche fenomeno che ha alimentato la disfatta delle nostre società moderne di fronte ai suoi nemici – osserva – è l’incomprensione radicale e, perciò, il disprezzo e l’ostilità nei confronti del pensiero religioso. Che non ha niente a che vedere con il credere o meno. Perché è nel rispetto del concetto individuale di trascendenza che si radicano la più profonda tolleranza, la fermezza e la dignità, basi di una società non dedita alla sperimentazione sociale, ma a promuovere la vocazione dell’essere umano alla felicità. Per questo il primo dovere del governante è di far fronte ai nemici dell’individuo libero nella società aperta e ricordare alle vittime che hanno un valore incondizionato. In Iraq, a Tel Aviv e qui”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1368 N.ro relativo : 17 Data pubblicazione : 04/03/2005