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Un insieme di luoghi simbolici ” “

L’Europa non è solo uno spazio geografico ” “” “

Cosa è l’Europa? “Un insieme di luoghi simbolici”. È quanto ha concluso un gruppo di docenti tedeschi, polacchi, sloveni e spagnoli durante una giornata internazionale su “L’Europa e i simboli”, promossa dalla cattedra Jean Monnet dell’università di Navarra e svoltasi nei giorni scorsi a Navarra (Spagna). Ne abbiamo parlato con Enrique Banús , direttore del Centro di studi europei dell’ateneo spagnolo. L’Europa è uno spazio simbolico? “Ci sono molti posti simbolici e, in realtà, l’Europa stessa è un luogo simbolico. Parlare dell’Europa non vuol dire parlare solo di geografia ma di un spazio che stiamo creando, una realtà sociale. E le realtà sociali vanno sempre unite a determinati simboli come le monete – l’euro è un simbolo -, i luoghi, i valori. A volte sono simboli a cui è dato un significato ufficiale come una bandiera o un inno, altre volte sono simboli che vivono nell’immaginario. In Europa, i simboli tradizionali sono nazionali e si fa ancora fatica accettare con la stessa semplicità i simboli europei. Anche perché nell’immaginario delle persone ci sono molte ‘Europe'”. Sono simboli anche i cimiteri? “I cimiteri sono attestazioni della storia. Ma la storia non sono i fatti come sono accaduti: nessuno, dalla prospettiva umana, può riprodurli come tali, sono fatti interpretati. La mano dell’uomo continua a configurare il racconto della storia. E quel racconto si realizza non solo a parole, ma anche in luoghi come i cimiteri. Lì le tombe sono curate oppure sono dimenticate, perfino rimosse; lì ci sono iscrizioni che hanno valore o smettono di averlo. Proprio nei Paesi in transizione, nei Paesi che hanno vissuto cambiamenti molto forti, quasi radicali, molta storia si riflette nei cimiteri, nelle strade, nelle piazze…” Cosa può comportare l’indifferenza ai luoghi simbolici religiosi? “Abbiamo notato che in alcuni romanzi recenti mancano i riferimenti ai simboli religiosi in Europa. Come manca il riferimento alla storia anteriore alla seconda metà del secolo XIX. Come se l’Europa cominciasse da allora. Perché il tema del romanzo, in fondo, è l’Europa. Ne esce un quadro grigio, triste, scoraggiato dell’Europa. Un’Europa delle fabbriche, della forza operaia, delle stazioni. Avrà qualcosa a che vedere quella disperazione, quello sradicamento, con l’assenza del riferimento religioso?”. 11 marzo 2004: un anno fa la strage di Madrid Il prossimo 11 marzo ricorre il primo anniversario degli attentati terroristici di Madrid nella stazione centrale di Atocha e in altre della periferia, che provocarono la morte di 192 persone e il ferimento di oltre 1.500, a tre giorni dalle elezioni politiche nazionali. A un anno dalla tragedia la Chiesa spagnola ha previsto liturgie eucaristiche di suffragio in tutto il Paese, in particolare nell’arcidiocesi di Madrid, (ore 20 nella cattedrale de La Almudena), e nelle diocesi di Getafe e di Alcalá de Henares, le più colpite dagli attacchi. In questa occasione, alle 7.37, ora delle prime esplosioni, le campane delle 650 chiese della Provincia ecclesiastica di Madrid suoneranno a lutto per cinque minuti. A mezzogiorno i Reali e le autorità di Madrid inaugureranno il “Bosco degli Assenti”, una rotonda con 192 alberi allestita nel Parco del Retiro. Per ricordare l’attacco, il “Club de Madrid”, che riunisce oltre 40 ex capi di Stato e di Governo e la Fondazione Varsavsky ha indetto, dall’8 all’10, nella capitale spagnola, una conferenza internazionale sul tema “Una democrazia migliore per un mondo più sicuro”. Nel corso dei lavori verranno affrontate le cause e le motivazioni del terrorismo, le strategie e le modalità di contrasto, le risposte democratiche al fenomeno e il ruolo della società civile. Le sessioni sono affidate al re di Spagna Juan Carlos e al Segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan. Il giorno 11, infine, si concluderanno i lavori della 74ª Assemblea plenaria della Conferenza episcopale spagnola, a Madrid.