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Un losco traffico ” “

Tratta di neonati, donne e bambini scoperta in Bulgaria. ” “Vittime soprattutto tra i Rom ” “” “

Vendita di neonati e traffico di donne e bambini dalla Bulgaria verso gli altri Paesi dell’Unione europea. La denuncia è contenuta nell’ultimo rapporto del Consiglio europeo per la criminalità, mentre a gennaio l’Assemblea del Consiglio d’Europa ha deciso di elaborare una speciale Convenzione europea per il traffico di donne e bambini che tutelerà i loro diritti e faciliterà il lavoro delle ong che lavorano in quest’ambito. Tra quattro mesi 45 Paesi, tra i quali anche la Bulgaria, dovranno firmare il documento. Intanto un calendario elettronico è stato inaugurato il 28 febbraio a Sofia per contare quanto manca all’ingresso della Bulgaria nell’Ue. Il 25 marzo 2005 la Bulgaria potrà visionare il suo trattato di adesione scritto in bulgaro mentre il 25 aprile è prevista la firma. La Bulgaria dovrebbe diventare quindi membro a pieno titolo il 1° gennaio 2007. In questo periodo il Paese ha fatto notevoli passi in avanti in campo economico, ma ancora è tanto il lavoro da fare. Ma cosa si sa, all’interno del Paese, dei loschi traffici di neonati, donne e bambini? Neonati IN VENDITA… In una operazione comune le forze dell’ordine italiane, bulgare e greche hanno scoperto, nell’ultimo anno, due canali di esportazione di neonati. Sono storie di donne costrette dalla miseria o dai debiti a vendere i propri figli. Alcune però lo fanno per libera scelta e spiegano che gli occidentali non le possono capire perché non vivono nella stessa situazione di povertà. Un bambino costerebbe dai 10 ai 12.000 euro e il prezzo aumenta se il neonato è maschio. La pratica funziona così: la donna rimane incinta, spesso con la collaborazione dell’uomo a capo dell’organizzazione o di qualcuno che ne fa parte; poi al quarto o quinto mese la donna va in Italia o in Grecia come turista, rimane lì per partorire e, in ospedale, con l’aiuto di un medico, un avvocato e del suo “protettore” che l’ha portata all’estero, cede il bambino alla famiglia adottiva. Alcune donne sono costrette da familiari o da usurai. La maggior parte sono donne rom, provenienti da zone di campagna dove la disoccupazione e l’analfabetismo sono a livelli molto alti. Così la vendita dei neonati è diventato un business in crescita in tutta l’Europa dell’Est. “Sono casi isolati”, dice ai media bulgari il segretario generale del Ministero degli interni Bojko Borissov, ma un suo collega del Servizio nazionale per la lotta contro la criminalità organizzata aggiunge che “è un fenomeno difficile da combattere perché le segnalazioni alla polizia arrivano solo dalle donne ingannate o costrette a vendere i loro bambini. Le altre tornano a casa con i soldi, con i quali sperano di poter crescere gli altri figli”. …CON donne e bambini. Ci sono poi casi in cui la famiglia vende una giovane donna ad un’altra famiglia rom che abita in Europa occidentale. L’accordo viene stipulato tra le due famiglie e il prezzo si concorda con gli uomini più anziani del paese. Molte ragazze sono state vendute più volte a diverse famiglie o costrette a prostituirsi. È la storia di Anna, raccontata ad un giornale bulgaro: andata in Inghilterra per lavorare come baby-sitter, si è trovata un giorno di fronte a quattro uomini che l’hanno portata via dal bar nel quale era andata con alcuni amici. Da quel momento è iniziata la sua triste storia tra saune e appartamenti, finché non è stata “salvata” da alcuni rappresentanti di una ong inglese. Un altro fenomeno drammatico – di cui stanno parlando in questi giorni i media bulgari – riguarda il traffico di bambini rom di 6 anni venduti in Germania e poi sfruttati da pedofili tedeschi. Perché? Il parere della Caritas di Sofia. In merito alla terribile vendita di neonati “la radice del problema – spiega a SirEuropa JOLANTA ZAFIROVA, della Caritas diocesana di Sofia – sta nell’analfabetismo e nella povertà in cui vivono queste donne”. “Soffrono della mancanza di qualsiasi tipo di cultura”, aggiunge la collega VIRGINIA DOLAPCIEVA, che da anni lavora con ragazze madri rom: “Nessuno si è mai occupato di loro, iniziano la loro vita sessuale a 12 anni e seguono spesso l’esempio della madre, che magari ha lasciato un figlio in istituto. Per loro la differenza tra l’orfanotrofio e la vendita è molto poca. Quando però si parla con queste persone si capisce che avrebbero il desiderio di fare qualcosa di bello nella vita e che se avessero avuto più istruzione non sarebbero finite così”. Un possibile rimedio? “Bisogna cercare di insegnare loro quel minimo di cultura umana che di solito si riceve in famiglia. La soluzione non è dare solo aiuti economici o alimentari ma insegnare loro a guadagnarsi da vivere attraverso il lavoro”.