I due temi principali del numero ” “di febbraio di "Europe Infos"” “
Il processo di costruzione dell’Unione europea sotto il profilo del rafforzamento delle politiche anti-discriminazione e dell’analisi dei rapporti tra istituzioni politiche e confessioni religiose, a partire dal dibattito sulla ‘laicità dello Stato’ fortemente avvertito in Francia, costituisce il filo rosso di due degli interventi contenuti nel numero di febbraio di ‘Europe Infos’, mensile della Commissione degli episcopati della comunità europea (Comece) e dell’Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa (Ocipe). UN’EUROPA SENZA DISCRIMINAZIONI. Un Libro verde per valutare i progressi compiuti ed individuare le aree critiche: è quello proposto nell’agosto scorso dalla Commissione europea per la lotta alla discriminazione, che trae la sua competenza dai motivi di intervento elencati dall’art. 13 del Trattato (sesso, religione, opinioni, disabilità, età, orientamento sessuale) e dall’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali (origini sociali, caratteristiche genetiche, lingua, opinioni politiche, appartenenza ad una minoranza). “Sull’art. 13 avverte ADRIANA OPROMOLLA si basa il Programma comunitario di lotta alla discriminazione e due Direttive adottate nel 2000″ ma “le differenze tra vecchi e nuovi Stati membri (dove le minoranze etniche sono importanti), richiedono un’azione rinnovata”. Esistono, inoltre “difficoltà di trasposizione delle direttive comunitarie nel diritto nazionale, la mancanza di meccanismi di raccolta dei dati (per valutare l’estensione reale del problema e le modalità di reazione) e la necessità di concentrarsi sulle priorità strategiche di azioni future”. Il Libro verde ha raccolto più di 1500 contributi; la Comece ha sottoposto alla Commissione i suoi commenti dopo aver consultato le conferenze episcopali nazionali. I risultati sono stati presentati nel corso di una conferenza organizzata a L’Aia. “I problemi principali dell’Ue dopo l’allargamento sintetizza Opromolla – sono risultati essere la situazione delle comunità di gitani e la necessità di mettere in opera iniziative di sensibilizzazione della società civile. È stato anche stimato che la tutela contro la discriminazione razziale è la più sviluppata”. Tra le altre lacune della legislazione, “la persistenza di attitudini discriminatorie e la mancanza di informazione sui diritti e gli obblighi delle persone sono i principali ostacoli al progresso. Il miglioramento della raccolta e dell’analisi dei dati è stato costante e ed è stato suggerito di cooperare con il Programma quadro della ricerca dell’Ue, l’Osservatorio europeo dei fenomeni razzisti e xenofobi così come la futura Agenzia per i diritti fondamentali”. I protagonisti del futuro in materia dovranno essere le autorità locali, regionali e nazionali così come le organizzazioni di aiuto alle vittime. “Integrazioni alla non discriminazione afferma Opromolla – sono state ricercate nel campo dell’istruzione e della gioventù, della coesione sociale e della responsabilità sociale delle imprese. Dovrà essere mantenuto un approccio specifico riguardo alla discriminazione sessuale e all’uguaglianza tra uomini e donne”. LAICITA’ ALLA FRANCESE. “Il 56% dei francesi avverte l’articolo di PAULINE DE CASTELNAU considera la laicità un pericolo. Ma cos’è questa laicità alla francese che suscita tanto dibattito all’interno e ispira incomprensione e diffidenza all’esterno?”. I prodromi della questione risalgono al XIX secolo e alle lotte che opposero la Chiesa cattolica ai movimenti anticlericali. Una legge del 1905 stabilì, infine, all’art. 2 che “la Repubblica non riconosce né sovvenziona alcun culto”. La laicità intesa come sistema politico che separa la società civile da quella religiosa – aveva la funzione di “garantire alla fede la neutralità dello Stato e la libertà di coscienza” e “certi ragionevoli accomodamenti temperavano l’esigenza di neutralità”: p.e. nel bilancio di scuole, prigioni e ospedali sono previsti finanziamenti per i cappellani. La laicità, quindi, “in virtù del suo carattere consensuale suscettibile di costituire una base di valori comuni”, è stata iscritta nelle due ultime costituzioni francesi del 1946 e del 1958: “la Repubblica è indivisibile, laica, democratica e sociale”. Perché quello che è ormai un principio costituzionale suscita ancora dibattito? “Da qualche anno spiega de Castelnau il paesaggio religioso francese è cambiato. L’arrivo in Francia di persone di religione musulmana, che non hanno conosciuto il processo di separazione tra Stato e Chiese, rende problematica l’applicazione della legge del 1905. Lo Stato non dovrebbe, per assicurare l’uguaglianza tra i culti, finanziare la costruzione delle moschee? Come fare per fronteggiare la moltiplicazione de ‘l’affare del velo islamico’ negli ambienti professionali e scolastici?”. I lavori della Convenzione per stabilire una struttura istituzionale e politica comune ai paesi membri dell’Unione europea, inoltre, “hanno messo in evidenza la particolarità dei rapporti tra Stato francese e religioni. L’art. 51 del progetto di costituzione europea ha già suscitato in Francia qualche levata di scudi e numerose discussioni”. “La costruzione europea conclude Pauline de Castelnau sarà certamente per il Paese, il catalizzatore delle prossime polemiche sul posto delle religioni nello Stato”.