Un appello a non “restringere ulteriormente il diritto d’asilo” è stato diffuso nei giorni scorsi in un comunicato congiunto dalle tre Chiese cristiane presenti in Svizzera (Federazione delle Chiese protestanti, Conferenza episcopale e Chiesa cattolica-cristiana) e dalla Federazione delle comunità ebraiche. Il Consiglio degli Stati dovrà infatti discutere una revisione della legge che regola l’asilo, nel corso della sua sessione primaverile. “Il nostro Paese scrivono i rappresentanti religiosi si confronta oggi più che mai con una situazione d’emergenza in materia di asilo”. Per questo le comunità religiose chiedono ai consiglieri di non “restringere ulteriormente il diritto d’asilo”. Per i leader religiosi, sostituire il termine “ammissione umanitaria” con “ammissione provvisoria” significa spostare “l’ammissione del diritto d’asilo al diritto degli stranieri, il che contraddice un concetto ormai acquisito della nozione di rifugiato ed isola la Svizzera dal contesto europeo”. I rappresentanti delle comunità religiose in Svizzera fanno notare anche che “l’aiuto d’emergenza” non può “essere ridotto né rifiutato senza violare i diritti fondamentali” e l’articolo 12 della Costituzione federale, secondo cui “ogni essere umano in situazione di difficoltà ha diritto ad un aiuto”. Infine, il comunicato sottolinea che la procedura per il diritto d’asilo non può essere rifiutata alle persone prive di documenti in quanto “le persone realmente perseguitate non possono spesso presentare documenti di viaggio entro del 48 ore dalla presentazione della domanda”.