Svizzera: 100 mila rose per dire no alla violenza” “

100 mila rose sono state vendute sabato 12 marzo in Svizzera, come simbolo della lotta contro la violenza nel mondo. L’azione – lanciata dall’agenzia svizzera Apic – si iscrive nel quadro della campagna ecumenica promossa per la Quaresima di quest’anno sul tema: “Noi crediamo. La violenza non avrà mai l’ultima parola”, lanciata da Pain pour le prochain, l’Action de Carême e Être partenaires. Secondo i promotori dell’iniziativa, la rose rappresenta il diritto di ogni persona all’integrità morale e fisica. Il 12 e il 13 marzo “queste rose dovranno essere visibili in 100mila posti, laddove la gente si incontra: sui marciapiedi, davanti alle chiese, nella strade commerciali”. In più di 300 città e comuni della Svizzera, gruppi di volontari hanno venduto i fiori ad un prezzo simbolico di 5 franchi. Il ricavato della vendita sarà devoluto al finanziamento di programmai di prevenzione della violenza. Sempre in Svizzera, le tre Chiese cristiane nazionali (Federazione delle Chiese protestanti, Conferenza episcopale e Chiesa cattolica-cristiana) e la Federazione delle comunità ebraiche hanno lanciato – in un messaggio congiunto al Consiglio degli Stati – un appello perché non venga ristretta ulteriormente il diritto d’asilo nel corso di una revisione della legge in programma per la sessione primaverile del Consiglio degli Stati. “Il nostro Paese – scrivono i rappresentanti religiosi – si confronta oggi più che mai con una situazione d’emergenza in materia di asilo”. Per questo le comunità religiose chiedono ai consiglieri di non “restringere ulteriormente il diritto d’asilo”. Per i leader religiosi, sostituire il termine “ammissione umanitaria” con “ammissione provvisoria” significa spostare “l’ammissione del diritto d’asilo al diritto degli stranieri, il che contraddice un concetto ormai acquisito della nozione di rifugiato ed isola la Svizzera dal contesto europeo”. I rappresentanti delle comunità religiose in Svizzera fanno notare anche che “l’aiuto d’emergenza” non può “essere ridotto né rifiutato senza violare i diritti fondamentali” e l’articolo 12 della Costituzione federale, secondo cui “ogni essere umano in situazione di difficoltà ha diritto ad un aiuto”. Infine, il comunicato sottolinea che la procedura per il diritto d’asilo non può essere rifiutata alle persone prive di documenti in quanto “le persone realmente perseguitate non possono spesso presentare documenti di viaggio entro del 48 ore dalla presentazione della domanda”.