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Il Vaticano va all’attacco contro il ‘Codice Da Vinci'” titola in prima pagina International Herald Tribune (17/3), sottolineando che dalla Santa Sede viene il consiglio “ ai cristiani di non comprare e nemmeno di leggere il thriller divenuto best-seller“. La giornalista Elisabeth Rosenthal riporta l’intervento del card. Tarcisio Bertone, arcivescovo di Genova. “ Sono veramente stupito che un libro pieno di così tanti errori e di numerose bugie possa avere un tale successo – ha detto Bertone, aggiungendo -: mi chiedo se fosse stato scritto un simile libro pieno di bugie su Budda, Maometto o persino se in un racconto venissero fuori manipolazioni della storia dell’Olocausto o della Shoah, cosa sarebbe successo?“. L’Herald Tribune riporta anche il parere dell’autore, il quale ha affermato che “ questo libro è un anti-niente. È solo un racconto”. Il giornale conclude affermando che le critiche dipendono dal fatto che il libro “ha venduto 25 milioni di copie ed è stato tradotto in 44 lingue, causando numerosi mal di testa alla Chiesa Cattolica. Oltre tutto dovrebbe divenire un film, con protagonista Tom Hanks, il prossimo anno“. Sempre in tema di errori e deviazioni dottrinali, il quotidiano francese La Croix (14/3) dedica spazio al tema delle “nuove religioni”. In un servizio di due pagine sotto il titolo generale “ La lotta contro le sette si fa più discreta“, a firma di Marianne Gomez, si mette in luce che “ rompendo con la politica dell’ ‘entriamo in guerra’ precedente, il governo non si focalizza più unicamente sulle sette, ma sulle ‘derivazioni settarie’, vale a dire sui comportamenti reprensibili“. “ Nel cuore della Chiesa – aggiunge in un altro servizio sul tema Martine De Sauto – ci si preoccupa delle richieste spirituali e del ‘bricolage’ delle credenze“, vale a dire che “ la Chiesa cattolica prende sul serio la questione delle nuove religiosità”. Uno degli interlocutori sentiti dal giornale rileva: “ Noi dobbiamo oggi rispondere alla sfida delle nuove spiritualità, interrogandoci nel profondo sulle ragioni che spingono le persone a cercare risposte in quella direzione“. La crisi e le riforme: su questo tema si concentra l’attenzione dell’opinione pubblica tedesca. Il governo Schröder ha organizzato un vertice sul lavoro cui partecipa anche l’opposizione. E anche il presidente della Repubblica Horst Köhler ha preso posizione con un discorso accolto con riserva dall’opposizione. Sulla questione se Köhler avesse o meno facoltà di pronunciarsi sulle riforme, Knut Pries della Frankfurter Rundschau (16/3) risponde che “ Deve farlo. Non ha senso eleggere un presidente e poi negargli la possibilità di pronunciarsi su problemi che sono ormai fondamentali“. Sul problema delle riforme, così scrive Karl Graf Hohenthal su Die Welt (15/3): “ Per decenni, lo Stato ha aumentato il suo peso, introducendo nuove tasse, ridistribuite per realizzare un’uguaglianza e una giustizia sociale che nessuno è in grado di definire in modo preciso. Ma ciò di cui ha bisogno la Germania è il contrario: meno Stato e meno tasse, meno pretese dei cittadini ma al contempo più spazi liberi per loro. L’eliminazione di strutture richiede coraggio e la sua realizzazione è difficile. Lo possono fare solo i politici con capacità di leadership“. E sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (16/3) si legge: “ Il discorso di Köhler è stato un lamento sulla decadenza della politica dell’ordine e particolarmente sul declino del suo ideale più importante, la libertà. È colpa di tutti coloro che hanno partecipato alla definizione dell’ordine politico, economico e sociale della Germania dalla fine della guerra”. Arriva sulle prime pagine dei quotidiani spagnoli del 16/3 l’annuncio del ritiro delle truppe italiane dall’Iraq a partire da settembre. Annuncio poi ‘rettificato’ dallo stesso premier italiano, che parla di “auspicio”. “Berlusconi annuncia il ritiro parziale dell’Italia dall’Iraq con il consenso degli Usa” titola l’ Abc. Anche El Mundo apre con la stessa notizia, sottolineando che “l’opinione pubblica spera in questa decisione”. “L’Italia andrà via dall’Iraq” scrive invece El Periodico. Nelle edizioni del 14/3 e del 15/3 del quotidiano El Paìs si analizzano in lunghi articoli le ragioni del ritiro delle truppe spagnole dall’Iraq, ricostruendone le principali motivazioni. “Gli ultimi mesi di permanenza in Iraq – si legge – finirono per diventare un incubo per le truppe spagnole. Il tormento dell’Esercito del Mahdi non solo ha obbligato a cambiare drasticamente gli obiettivi iniziali della missione, ma ha messo in evidenza forti discrepanze con i metodi della coalizione. La ritirata è stata fatta tra i peggiori sospetti e timori”. “Per i militari – conclude l’articolista, Antonio Caño – l’Iraq è stato uno dei lavori migliori. I battaglioni spagnoli conservano centinaia di ricordi portati dai soldati da quel Paese. Confessano di aver imparato molto su ciò che significa operare all’interno di un clima ostile, e non si riferiscono solo all’aspetto meteorologico”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1372 N.ro relativo : 21 Data pubblicazione : 18/03/05