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“Il Trattato costituzionale rappresenta una pietra miliare nella storia dell’integrazione europea”. È questa la conclusione cui giunge il nuovo documento della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea, presidente il vescovo Josef Homeyer), “Il Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa. Elementi di valutazione”, reso noto il 23 marzo a Bruxelles, che contiene la posizione dei vescovi dei 25 Stati membri dell’Ue sul testo firmato a Roma il 29 ottobre scorso e in fase di ratifica. Al documento hanno collaborato tre esperti di temi comunitari, Sophie van Bijsterveld dell’università di Tilburg (Paesi Bassi), Gerhard Robbers , dell’università di Treviri (Germania) e Franck Ronge , della Conferenza episcopale tedesca. “Dopo numerosi tentativi di riformare le basi giuridiche dell’Ue il Trattato costituzionale introduce le riforme necessarie per far fronte alle attuali sfide dentro e fuori l’Unione. Il Trattato, perciò, realizza un significativo progresso. Oltre a ciò, promuoverà il senso della cittadinanza europea”. Una posizione di chiara approvazione quella che emerge dal documento dei vescovi europei nonostante resti ancora vivo il rammarico “per il mancato riferimento alle radici cristiane del continente nel Preambolo”. Favorevoli alla ratifica del testo, “strumento che accoglie i valori essenziali della dignità umana, della pace, della libertà, della tutela dei diritti, della solidarietà fra i popoli e gli Stati”, i vescovi ricordano che “le riforme istituzionali introdotte dal nuovo testo consentono un processo decisionale al livello europeo più trasparente ed efficace. Il presidente del Consiglio europeo e il ministro degli Esteri daranno un volto a politiche importanti dell’Ue. Questi cambiamenti renderanno più facile ai cittadini riconoscere l’Unione come soggetto attore e identificarsi con esso”. Positivo anche l’accresciuto ruolo del Parlamento. Inoltre “il Trattato riconosce l’eredità religiosa dell’Europa e le Chiese e il loro contributo alla società. Sebbene ci sia da dispiacersi del fatto che il Preambolo non menzioni Dio o il cristianesimo in modo esplicito, occorre considerare che il patrimonio religioso e le Chiese sono stati introdotti nel diritto primario dell’Unione”. La valutazione del Trattato ha “dimostrato che il testo riflette anche principi cardine dell’antropologia cristiana”. Quindi “tutti i cristiani devono assumere le loro responsabilità nel mettere in pratica il Trattato costituzionale e farlo funzionare”. Sugli obiettivi dell’Unione europea, che “sono stati riformulati e riordinati nel testo del Trattato costituzionale” il documento registra con favore un cambio di strategia. “Mentre, infatti, negli ultimi Trattati quelli del 1957 e del 1992 – le questioni economiche erano di somma importanza nella formulazione degli obiettivi e dei compiti, il testo del nuovo Trattato pone la pace come primo scopo”. Giudizio positivo anche per gli obiettivi complessivi che la “casa comune” si prefigge: “Un’economia di mercato competitiva, il pieno impiego e il progresso sociale, la protezione dell’ambiente, la promozione dell’avanzamento scientifico e tecnologico, la lotta all’esclusione sociale e alla discriminazione, la promozione della giustizia e della protezione sociale, l’uguaglianza fra uomo e donna, la solidarietà fra generazioni e la protezione dei diritti del bambino, la solidarietà fra Stati membri, il rispetto per la ricca diversità linguistica e culturale dell’Unione e la garanzia che il patrimonio culturale dell’Europa sia salvaguardato e valorizzato, contribuendo con tutto ciò alla pace, alla sicurezza ed allo sviluppo sostenibile della Terra”.