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Lituania, Slovenia e Ungheria hanno detto "sì" al Trattato” “
Si va chiarendo il calendario dei voti parlamentari e dei referendum per la ratifica della Costituzione Ue. Sono finora quattro – Lituania, Slovenia e Ungheria e Italia – i Paesi che hanno completato l’iter dicendo sì al documento firmato a Roma il 29 ottobre scorso. In Spagna si è tenuto un referendum consultivo il 20 febbraio. Il prossimo appuntamento con le urne sarà in Francia il 29 maggio, cui seguiranno quello nei Paesi Bassi il 1° giugno e in Lussemburgo il 10 luglio. Voto francese ed “effetto domino”. In Francia la campagna per il sì al Trattato fondamentale dell’Unione sta cercando di convincere i cittadini a recarsi alle urne in occasione del referendum. I sondaggi danno per ora prevalenti i no: se questi dovessero davvero vincere, si potrebbe scatenare un effetto domino, favorendo posizioni euroscettiche in altri Paesi, così da ritardare, se non addirittura bloccare, l’entrata in vigore della nuova Costituzione (per ora fissata il 1° novembre 2006), per la quale è necessario il parere favorevole di tutti i 25 Stati Ue. La questione del referendum francese aveva tenuto desta l’attenzione dell’ultimo Consiglio europeo (22-23 marzo). A proposito della cosiddetta “direttiva Bolkestein”, riguardante la liberalizzazione del settore dei servizi a livello continentale, era emersa l’avversione della Francia, preoccupata dalla concorrenza proveniente dall’Est Europa. Il presidente Jacques Chirac aveva paventato il rischio che i suoi concittadini si potessero orientare verso il no alla Costituzione se tale provvedimento fosse stato approvato nella versione originaria. A quel punto il presidente di turno dell’Ue, il lussemburghese Jean-Claude Junker, ha dovuto spiegare che il testo della direttiva sarebbe stato emendato, tenendo conto “del duplice imperativo dell’apertura del mercato dei servizi”, per favorire una “benefica” concorrenza, “e del rispetto del modello sociale europeo”. In realtà a Parigi le posizioni pro o contro la Costituzione sono trasversalmente presenti nella società civile e nei partiti politici; è di alcuni giorni fa, invece, un documento a sostegno del Trattato da parte dell’episcopato francese. Nello stesso senso si è pronunciato il presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, René van der Linden, secondo cui “il sì francese al progetto di Costituzione europea è un sì anche alla costruzione di un’Europa fondata sulla democrazia e sui diritti dell’uomo”. La scelta ai cittadini o ai parlamenti. E poi? Sono in tutto una decina gli Stati dell’Unione che seguiranno la via referendaria: per gli altri, la ratifica è affidata ai parlamenti nazionali. Il quadro completo delle procedure di ratifica si sta delineando in questo periodo e per il momento prevede per la Germania la via parlamentare (bicamerale): il Bundestag dovrebbe pronunciarsi il 12 maggio, mentre il Bundesrat è atteso al voto entro giugno. Il Parlamento austriaco deciderà a maggio; in Belgio le assemblee legislative sceglieranno tra sì e no entro quest’anno. Il 9 maggio, tradizionale “festa d’Europa”, sarà il giorno del voto del parlamento cipriota; in Danimarca, dove saranno i cittadini a pronunciarsi sul Trattato, si voterà il 27 settembre 2005. La Spagna è stata, dal canto suo, il primo Stato a rivolgersi all’elettorato che, il 20 febbraio, si è espresso favorevolmente mediante un referendum consultivo (tasso di partecipazione 42,3%; i sì sono stati il 76,7%): ora il Parlamento di Madrid deve ufficializzare la volontà popolare. Estonia, Finlandia e Grecia seguiranno la strada parlamentare, ma non è determinata alcuna data di approvazione. L’Irlanda abbina la procedura assembleare con un’espressione diretta dei cittadini. La Lettonia si affiderà all’assemblea legislativa, come Malta, mentre il Granducato del Lussemburgo e l’Olanda abbineranno al referendum consultivo una conferma parlamentare. A Varsavia c’è ancora qualche incognita: la decisione formale dei deputati potrebbe essere preceduta da un voto popolare, da tenersi magari il 25 settembre in occasione delle elezioni presidenziali. I portoghesi dovrebbero votare a ottobre, nello stesso giorno delle elezioni amministrative. La Repubblica Ceca potrebbe per parte sua essere tra gli ultimi a decidere: si parla di un referendum a giugno 2006. Il Regno Unito abbinerà il voto popolare con quelli della House of Commons e della House of Lords. Infine Slovacchia e Svezia si affideranno ai deputati: il voto finale si dovrebbe collocare nei prossimi mesi. La Costituzione potrà diventare operativa solo quando sarà completato l’iter delle ratifiche; di fronte all’eventuale no di uno o più Stati, dovrà essere convocato il Consiglio dei capi di Stato e di governo dei Venticinque per decidere il da farsi. Le ipotesi che si formulano per il momento sono tre: concedere ulteriore tempo per ottenere il parere favorevole di tutti i Paesi; decidere di procedere con un’Europa a “più velocità”; prevedere il recesso dall’Ue di quegli Stati che non hanno recepito il Trattato costituzionale. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1379 N.ro relativo : 28 Data pubblicazione : 13/04/05