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Indecisione sul referendum ” “di ratifica della Costituzione europea” “
“Il 29 maggio la Francia ha appuntamento con l’Europa, con la sua storia. E la storia non procede senza memoria”: fa appello al passato e guarda all’avvenire l’ex presidente della Commissione Jacques Delors , per cercare di convincere i suoi connazionali a votare sì al referendum di ratifica del Trattato costituzionale. L’argomento è al centro di ogni discussione politica, campeggia sulle prime pagine dei giornali e non c’è televisione francese che in questi giorni non dedichi qualche “speciale” al voto di fine maggio. Per i due schieramenti sono scesi in campo i “big” della politica e della cultura e il presidente della Repubblica non è rimasto alla finestra. Chirac discute con i giovani. Giovedì 14 aprile, nel prime time, sulla rete “ammiraglia” Tf1, Jacques Chirac ha discusso con ottanta giovani, dai 18 ai 25 anni, sulla Costituzione, sui limiti giuridici del testo e sul suo valore per realizzare un’Europa unita. Chirac sapeva bene di andare incontro a una grande sfida: portare dalla parte del sì la maggioranza dei francesi che, invece, stando ai sondaggi, sono orientati a dire no. E’ talmente alta la tensione nel Paese, che attorno alla trasmissione di Tf1 si sono concentrate molte critiche: anzitutto si contestava il fatto di aver affidato la conduzione del dibattito anziché a giornalisti a uomini di spettacolo. Tanto che il presidente del Movimento per la Francia, Philippe de Villiers, ha parlato di una “trasmissione fra spettacolo e marketing”. “Si tratta di propaganda”, ha invece tuonato il numero due del Partito socialista, Laurent Fabius. Secondo il leader del Fronte nazionale, Jean-Marie LE Pen, Chirac si è “servito dell’Eliseo come di uno studio di registrazione”. D’altro canto Chirac ha più volte affermato che la Francia non può e non deve rinunciare al suo ruolo di Paese fondatore della Comunità”. Partiti divisi. A Parigi e in tutto il Paese regna però l’incertezza. Una decina di sondaggi pubblicati dalla metà di marzo in avanti hanno infatti costantemente segnalato il calo dei favorevoli al Trattato. Gli ultimi dati, pubblicati in settimana dagli istituti demoscopici Ipsos e Csa, assegnano al no fra il 53 e il 54%. Nelle discussioni si incrociano temi diversi: il significato stesso della Carta; i benefici che la Francia può trarre dall’Ue; il possibile ingresso nell’Ue della Turchia; gli esiti della direttiva per la liberalizzazione del settore dei servizi (“direttiva Bolkestein”), che minaccerebbe, secondo i detrattori della Costituzione, lo sviluppo economico e l’occupazione francese. In questo senso il compito del “fronte del sì” è assai arduo: i principali partiti (Udf, Ump, Socialisti, Verdi…) sono divisi al loro interno; l’opinione pubblica è sempre più incline a giudicare il Trattato dando peso alle problematiche interne. “L’argomento della paralisi dell’Ue in caso di rigetto del Trattato sembra non convincere più nessuno”, ha detto Pierre Giacometti, capo di Ipsos. L’Europa guarda alla Francia. Sul destino europeo legato alle scelte francesi ha invece insistito uno dei testimonial stranieri invitati in Francia per la campagna del sì. In visita lunedì 11 a Rennes, il ministro degli esteri tedesco Joschka Fischer, ha affermato che “la decisione francese è molto importante; non è più solo una questione di politica interna. L’avvenire dell’Europa dipende da questa decisione”. Gli ha fatto eco Michel Barnier, ministro degli Esteri del governo di centrodestra guidato da Jean-Pierre Raffarin (“La Costituzione afferma e garantisce i valori francesi”, ha affermato quest’ultimo sempre lunedì ad Antibes, durante il suo tour referendario). Per Barnier, che si dice “preoccupato” dai sondaggi, è necessario “non mescolare con il voto sulla Costituzione problemi come l’adesione della Turchia e la rabbia sociale”. “Approccio ragionevole e ragionato”. Le iniziative verso il voto si moltiplicano. Dopo il sostegno al Trattato dei vescovi francesi, sono scesi in campo per il sì il Movimento europeo e i gruppi federalisti. Due serate sull’argomento, organizzate all’inizio della settimana a Strasburgo, sede del Parlamento europeo, hanno avuto un pubblico di 500 persone. Nell’Università Pasteur della stessa città, opera il docente di economia Francis Kern, contrario al testo, “perché con la sua terza parte, coercitiva e ultraliberale, si è lontani dalla visione dei padri fondatori” della Cee. I quotidiani “Le Monde” e “Libération” riportano intere pagine sul voto e “Le Figaro” pubblica una cinquantina di interventi di personalità francesi ed europee. Il quotidiano cattolico “la Croix” pubblica gli articoli del Trattato e invita ad analisi pacate. “Ricordiamo che il 29 maggio – scrive François Ernenwein il 13 aprile – si tratterà semplicemente di dire sì o no a un trattato costituzionale. Urge ristabilire la calma, preferire un approccio ragionevole e ragionato e continuare a parlare d’Europa”.