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Tornino i giovani” “

Emigrazione: un prezzo altissimo per il Paese che entrerà ” “presto nell’Ue” “

Una diaspora di circa un milione di rumeni partiti per cercare lavoro all’estero, soprattutto in Italia, Austria, Israele, Irlanda, Spagna. Molti di loro trascorrono alcuni anni nel Paese d’accoglienza poi tornano a casa. Una migrazione che crea opportunità e problemi, così come racconta al Sir mons. PETRU GHERGHEL , vescovo di Iasi, una diocesi di 260.000 fedeli cattolici (su 5 milioni di abitanti, in maggioranza ortodossi). Circa 30.000 sono partiti, “non abbiamo più giovani, i battesimi sono sempre di meno perché non ci sono più nascite”. Secondo un sondaggio Unicef citato da mons.Ghergel, il 41% dei bambini rumeni desidera vivere in Europa occidentale o negli Stati Uniti. Nati per emigrare? Perché tanti rumeni fanno questa scelta difficile? “Le migrazioni in Romania sono iniziate dopo la caduta del muro di Berlino. All’inizio c’era il miraggio dell’Occidente e moltissimi sono partiti per cercare un posto di lavoro. Nel frattempo la situazione si è tranquillizzata, i rumeni hanno capito che anche fuori dal loro Paese ci sono molti problemi. I nostri cattolici partono per ritornare. L’aspetto positivo è che riportano a casa tante ricchezze e doni: noi abbiamo bisogno del contatto con l’Occidente perché eravamo chiusi. E’ un modo di crescere, di svilupparsi, di acquistare altri modi di vivere ed esprimere la vita”. Tra i problemi c’è quello delle donne che partono lasciando i figli a casa… “Le donne partono per necessità e per trovare un posto di lavoro. Questo è un aspetto negativo, la nostra società era abituata ad una famiglia di tipo tradizionale, con fondamenti religiosi molto forti, ora con l’emigrazione, con anni di irregolarità e difficoltà a comunicare con i propri cari, si è raffreddato il legame tra genitori e figli. I ragazzi sono rimasti con i nonni, per cui la loro educazione risulta carente. Mancando la formazione si generano altri problemi all’interno del Paese. Cerchiamo di aiutarli ma non è facile”. Ma soprattutto sono i giovani ad emigrare… “Sono usciti molti giovani ma abbiamo la speranza che tornino anche perché hanno casa in Romania. Lavorano per tre o cinque anni all’estero e poi tornano. In alcuni Paesi, soprattutto in Italia, si sentono accolti bene anche per la somiglianza di lingua, cultura e religione. In Romania dopo il crollo del comunismo è cambiato tutto e la possibilità di guadagnare è molto ridotta. La crisi finanziaria e l’insicurezza sono grandi. I giovani non hanno prospettive, allora scelgono di emigrare in un altro Paese, dove trovano tante difficoltà e devono fare molti sacrifici. Cerchiamo allora di mandare dei sacerdoti per aiutarli a mantenersi in collegamento con le famiglie e ad affrontare tutti i problemi della migrazione”. In che modo si emigra? “La maggior parte emigra usando canali non legali, con visti turistici, poi trovano lavoro e si fermano. Ma molti sono stati rimpatriati. Stiamo chiedendo però a tutti gli organismi di offrire possibilità legali per uscire dal Paese con contratti di lavoro regolari, perché in Occidente c’è bisogno di manodopera e i rumeni sono disponibili a lavorare bene, anche se non ricevono quell’assistenza sociale necessaria. Molti rinunciano perfino alla loro professione per farne un’altra di livello inferiore”. La Romania, insieme alla Bulgaria, entrerà nell’Ue il 1° gennaio 2007. Cosa cambierà con l’ingresso in Europa? “Con l’entrata in Europa saranno trovate possibilità per legalizzare la presenza dei rumeni. Già adesso abbiamo, per tre mesi, la possibilità di circolare liberamente. Si pensava ad un aumento enorme di emigrazioni ma non è stato così. Al contrario, molti hanno la possibilità di uscire, vedono che le situazioni all’estero non sono facili e tornano in Romania. Chi torna ha capito che si può fare lo stesso qualcosa anche nel nostro Paese. Questo è un dato che mi da soddisfazione. Essendo uomini liberi possono scegliere di iniziare attività lavorative nel proprio Paese. La possibilità di andare all’estero, lavorare e poi tornare porta elementi positivi: le persone imparano ad essere imprenditori, cambiano modo di pensare, arrivano tante rimesse e si crea di conseguenza anche un equilibrio economico. L’economia è in crescita anche grazie all’emigrazione. Ma tutto ciò a prezzo di tante sofferenze e sacrifici”.