GERMANIA" "

Una Chiesa "essenziale"” “

La crisi finanziaria come via ” “di "purificazione" e ripresa” “

La crisi economica della Chiesa tedesca, il difficile inserimento dei migranti, la Giornata mondiale della gioventù a Colonia: tutti temi che interpellano, in Germania, la Chiesa e la società, e dei quali abbiamo parlato con mons. JOSEF VOSS , vescovo ausiliare di Munster e incaricato dalla Conferenza episcopale tedesca per i problemi delle migrazioni. Le Chiese ricevono infatti dallo Stato i proventi della “Kirchensteuer”, la tassa ecclesiastica pagata dai contribuenti che dichiarano la loro appartenenza ad una Chiesa. Mons. Voss conferma che la riforma fiscale, l’alto tasso di disoccupazione e la crisi demografica sono tra i principali responsabili della crisi finanziaria (cfr SirEuropa 65/2004 ), ma indica anche strade di speranza. A cosa è dovuta la crisi finanziaria della Chiesa tedesca? “In Germania siamo in una situazione di stagnazione economica, con 5 milioni di disoccupati. Questo provoca una diminuzione delle tasse generali e quindi delle tasse alla Chiesa. Lo Stato ha anche cambiato il sistema fiscale. Se queste si riducono diminuiscono anche per la Chiesa. Ma mentre lo Stato recupera in altri modi, ad esempio attraverso le entrate dirette, la Chiesa no. Ha inciso anche lo sviluppo demografico, perché nascono pochi bambini, chi va in pensione esce dal sistema fiscale e sono sempre meno i giovani che lavorano e quindi pagano le tasse. Per tutti questi motivi abbiamo avuto una riduzione molto sensibile delle entrate. Nel futuro la Chiesa, anche quella protestante, disporrà di meno denaro. Negli ultimi anni le diocesi che non sono state caute hanno sofferto una crisi molto pericolosa. Adesso bisogna riorganizzare tutta la pastorale. Le parrocchie e le strutture sono troppo grandi”. Cosa insegna questa nuova situazione e quali saranno le conseguenze? “Eravamo abituati ad una situazione di benessere in continuo aumento, con molto personale alle dirette dipendenze lavorative della Chiesa. Ma ora qualcosa dovrà cambiare. Dovremo abituarci ad una situazione diversa. Ma la pastorale del Signore non dipende dal denaro… Dobbiamo imparare che la responsabilità e la missione non sono solo compito degli impiegati, del parroco o del collaboratore pastorale, ma di tutti i fedeli. In questo senso riscopriremo di nuovo il volontariato nel catechismo, nei gruppi parrocchiali. Sarà un rinnovamento della fede, una evangelizzazione già in marcia. Approfittiamo dei giubilei nelle diocesi per iniziare un movimento missionario per il rinnovamento spirituale in tutte le chiese e parrocchie. La fede non è solo una questione di quantità ma di qualità. In questa fase nuova Dio ci vuole insegnare che è Lui a creare la fede attraverso la grazia. E questo non si può né pagare né programmare”. La Germania è terra di emigrazione e di immigrazione, con 200 parrocchie per i tedeschi all’estero ma anche più del 10% della popolazione di origine straniera. Come reagisce la società? “Abbiamo molti profughi, migranti per motivi economici e un gran numero di irregolari senza diritti. Nella prima fase avevamo bisogno di manodopera perché in Germania, come nel resto d’Europa, c’era il boom economico. Pensavamo fosse un periodo transitorio ma è stato un errore perché molti di loro non sono più riusciti a tornare. Nella seconda fase delle migrazioni sono arrivati invece gli europei dell’est. Ora viviamo in un mondo globalizzato, la migrazione è un fenomeno continuativo che durerà, è una situazione nuova a cui non siamo ancora preparati”. E la Chiesa? “Forse dobbiamo riscoprire l’essenza della Chiesa migrante, che già dagli inizi era una Chiesa multiculturale, ma alla quale non siamo ancora abituati. Viviamo ancora in comunità separate, seppure in una stessa parrocchia. La comunicazione potrebbe essere migliore. Ci sono parrocchie in cui si fanno le prime comunioni o le feste insieme, in due lingue. In alcune diocesi il parroco e il missionario straniero sono contemporaneamente responsabili delle due comunità e dispongono delle stesse sale, possono fare un calendario comune. In questo modo si ha un arricchimento che finora è rimasto sempre nascosto. In tutti i Paesi europei l’inserimento è ancora un compito per il futuro. Siamo abituati a separare, è una novità dire ‘Siamo una Chiesa con tutte le lingue e tutte le culture’. Intanto abbiamo creato un foro cattolico per provare a migliorare la situazione dei migranti”. Ora la Germania attende il nuovo Papa a Colonia… “Siamo sicuri che il nuovo Papa verrà a Colonia. Il successore di Giovanni Paolo II non può non venire, per una questione di eredità. Penso che crescerà un sentimento nuovo anche tra i giovani, che hanno amato Giovanni Paolo II perché li ha presi sul serio, li ha esortati a trovare lo scopo della propria vita in Dio e Gesù Cristo. C’è tra la gente un profondo desiderio di senso e di una vita vissuta in maniera piena”.