giovanni paolo II" "
A un mese dalla morte ” “di Papa Wojtyla” “
Alle 21.37 del 2 aprile moriva Giovanni Paolo II. Il Sir lo ricorda con le parole di Thomas Jansen , portavoce per la politica europea del Comitato centrale dei cattolici di Germania, paese d’origine del suo successore, papa Ratzinger, eletto con il nome di Benedetto XVI, che proprio in Germania effettuerà il suo primo viaggio all’estero, in occasione della XX Giornata mondiale della Gioventù. Nella storia bimillenaria della Chiesa, Giovanni Paolo II è stato, più di tutti i suoi predecessori, un Papa per tutto il mondo, per tutti i continenti, per tutti i Paesi e per tutti gli uomini. Con la sua presenza attiva ovunque nel mondo ha svolto in modo eccellente il mandato che gli era stato affidato. Il Papa è Pastore e guida della Chiesa universale. Giovanni Paolo II ha utilizzato le opportunità offerte dalla globalizzazione ed ha accolto le esigenze di questo fenomeno di storia universale del quale l’umanità è divenuta consapevole proprio durante il suo pontificato. Anche i suoi viaggi e le immagini che lo ritraggono durante gli incontri con persone di tutte le razze e le nazioni hanno contribuito a questa presa di consapevolezza e hanno anche dimostrato che il fenomeno della globalizzazione ha in sé anche potenzialità positive e taumaturgiche. Nel contesto politico degli ultimi anni ’70, degli anni ’80 e ’90 dello scorso secolo Giovanni Paolo II per diventare un Papa per tutto il mondo ha dovuto essere innanzitutto un Papa per l’Europa. Dunque, in Europa ha dovuto decidere se e come potesse essere superata la divisione del mondo in due sfere di potere nemiche, nelle quali si contrapponevano sistemi sociali ed economici antagonisti, divisione che persisteva dalla seconda guerra mondiale. La decisione doveva essere presa in Europa perché la divisione del mondo era stata innanzitutto una divisione dell’Europa, causata e consolidata da quella guerra mondiale, cominciata come conflitto fra nazioni e Stati europei e che era stata anche una guerra civile europea. Con la sua esortazione a non avere paura e ad aprire le porte a Cristo, Giovanni Paolo II ha mobilitato prima in Polonia, sua terra natale, e poi in tutti gli altri Paesi dell’Europa centrale e orientale il coraggio delle persone di sollevarsi contro il regime sovietico nemico della libertà e di scardinare le decrepite strutture comuniste. Inoltre ha mostrato ai responsabili delle società e degli Stati occidentali che la divisione dell’Europa e del mondo, che significava anche soggezione, violazione dei diritti umani e dolore, era inaccettabile. Quale europeo dell’Europa centrale, quale polacco, colpito direttamente da quella divisione e che aveva sofferto in prima persona per ciò che l’aveva provocata, ossia le ideologie del nazionalsocialismo e del comunismo, menzognere e nemiche dell’uomo, Karol Wojtyla era anche un testimone e un ammonitore credibile. Il superamento pacifico della divisione dell’Europa, al quale Giovanni Paolo II ha contribuito a suo modo in maniera essenziale, è stato il presupposto del ripristino di un solo mondo e anche dell’accelerazione della globalizzazione, che da allora sperimentiamo. Per lui, però, non si è trattato solo del superamento meccanico della divisione, ma anche della guarigione di ferite attraverso l’unificazione e l’unità, per l’Europa così come per tutto il mondo. Perciò promosse il processo di integrazione europea. La sua definizione dell’Europa come “polmone del mondo”, che può respirare liberamente e con vigore innanzitutto se le sue due ali, l’Est e l’Ovest, sono guarite e si trovano in sintonia l’una con l’altra, ha suscitato una forte suggestione. Nella sua memorabile esortazione all’Europa e agli europei a Santiago de Compostela (1982), di fronte al Parlamento Europeo (1989), in occasione del Sinodo dei Vescovi per l’Europa (1991), di fronte all’assemblea plenaria della Comece in Vaticano (2002), nella sua Lettera Apostolica “Ecclesia in Europa” (2003) e in altri suoi messaggi e discorsi, Giovanni Paolo II ha incoraggiato l’Europa sulla strada dell’unità. Nulla è senza conseguenze. I politici non hanno voluto ascoltare la sua esortazione a riconoscere il significato delle radici cristiane dell’Europa per il rinnovamento e la futura edificazione del continente mediante un riferimento nella costituzione dell’Unione europea. Tuttavia, i contenuti e i valori del messaggio e della tradizione cristiani trovano ampio spazio in quella Costituzione. È anche merito dell’operato europeo di questo Papa.