Il Parlamento europeo riunito a Strasburgo in sessione plenaria dal 9 al 12 maggio ha dato il via libera alla relazione del deputato spagnolo Alejandro Cercas sulla proposta di direttiva riguardante l’organizzazione dell’orario di lavoro. L’aula, con una posizione diversa da quella sinora tenuta dalla Commissione, chiede agli Stati dell’Ue di sopprimere il diritto riconosciuto a ogni lavoratore di rinunciare alla limitazione della durata massima settimanale di lavoro di 48 ore (la cosiddetta clausola “opting out”, utilizzata soprattutto in Gran Bretagna). “Dobbiamo coniugare – ha spiegato Cercas – la flessibilità con il rispetto delle norme minime di una moderna società europea”. Inoltre, gli eurodeputati chiedono che le ore di reperibilità siano considerati come orario di lavoro. Questo argomento è stato al centro di una particolare attenzione politica nelle sedi comunitarie, già impegnate in altri provvedimenti in materia economica e sindacale: si pensi alla “direttiva Bolkestein” per la liberalizzazione dei servizi; alla libera circolazione dei lavoratori professionisti; al problema della concorrenza cinese nei confronti del settore tessile europeo.