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Sì o no al referendum. I lettori hanno la parola” è il titolo a tutta pagina di LA CROIX (11/05) che, dopo aver variamente commentato nei numeri precedenti il dibattito in corso in Francia sull’approvazione o meno del Trattato costituzionale europeo, ha deciso di lasciare spazio ai lettori. “ I lettori di ‘La Croix’ – commenta il giornale nel corsivo che introduce i paginoni dei contributi esterni – si appassionano all’Europa, non è una sorpresa, e al progetto di Costituzione. Hanno misurato i termini del referendum e scrivono sovente con foga. Alcuni voteranno ‘no’ perché il testo gli sembra troppo complicato, perché l’Europa viaggia troppo velocemente e una ‘pausa’ a loro sembrerebbe salutare, o perché questo Costituzione fa troppa bella cera al liberalismo. Altri – e sono attualmente i più numerosi a scrivere – difendono questo progetto di Costituzione. Essenzialmente per non distruggere la costruzione europea, ma anche per non isolare la Francia, per resistere all’influenza americana, e infine perché questo testo apporta un ‘plus’ sui diritti dell’uomo e sul rispetto della vita“. Sullo stesso quotidiano, Bruno Frappat firma un editoriale “ Il ritorno del pericolo“, in cui commenta gli eventi dei giorni scorsi sulla Piazza Rossa di Mosca, per il 60° della vittoria sul nazismo. “ Drappi rossi sulla Piazza Rossa, prodotti tessili cinesi pronti a coprire l’Occidente … – esordisce – Pericolo rosso, esumato dalle memorie storiche? Pericolo giallo, riemergente, di secolo in secolo, quale un dragone familiare ma anche indomabile?“. Frappat sposta l’attenzione sugli aspetti politici: “ Russia, Cina: il futuro del mondo passerà anche di là. L’Europa, gli Stati Uniti, l’India lo sanno“. E aggiunge: “ Le parate quasi sovietiche del Cremlino, per celebrare il sessantesimo anniversario della sconfitta nazista, resterà un esempio dell’arte consumata che hanno le propagande di far servire il passato ai disegni del presente“. Diverse le reazioni della stampa tedesca all’inaugurazione a Berlino del memoriale alle vittime dell’Olocausto. “ Alla storia della nascita di questo memoriale all’olocausto è stata legata per molto tempo la preoccupazione che esso potesse segnare un colpo di spugna ed essere inteso in questo modo. Questo timore sembra oggi immotivato. Perché ogni generazione si trova a confrontarsi con l’olocausto perché si vuole sapere come sia potuto accadere l’inconcepibile“, scrive Matthias Arning sulla Franfkurter Rundschau (11/5). “ L’eccidio di massa come obiettivo dello Stato ha segnato la sdfine della politica“, osserva Patrick Bahners sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (12/5). “ Si può considerare la città costruita nella città da Eisenman, come città mostro, come immagine di uno Stato che non era più polis. Germania senza Ebrei: non città dei morti ma città morta“. Sull’ipotesi di dedicare un mausoleo per ciascuno dei gruppi etnico-sociali vittime del nazismo, così commenta Ernst Cramer su Die Welt (11/5): “ la separazione delle vittime in diverse categorie fu un’invenzione astuta dei nazisti […] Lo Stato nazionalsocialista ha iniziato con la separazione dei diversi gruppi di vittime. Perché ora, a 60 anni dalla caduta del regime, si deve proseguire su questa strada? Perché, nella Germania democratica non ci si è potuti mettere d’accordo su un mausoleo per tutte le vittime della follia nazista? Non esiste risposta a questa domanda. Essa non deve comunque distogliere dalla gratitudine per il fatto che ora esista almeno questo mausoleo“. Il vertice tra Russia e Unione europea, secondo un editoriale pubblicato sul quotidiano spagnolo El Paìs dell’11/5 “ha disegnato ieri il cammino verso la Grande Europa”: “L’accordo firmato a Mosca definisce i passi da seguire” per “creare quattro spazi di cooperazione in campo economico, per la libertà e la giustizia, sicurezza estera e cultura”. “L’Europa non sarà costruita nella pace e nella libertà senza incorporare in questo grande spazio una Russia profondamente cambiata”, afferma l’editoriale. L’ Abc del 10/5 riflette sul 60° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale sostenendo che “ci sono molte ragioni perché la cordialità tra Putin e i rappresentanti delle democrazie occidentali, specialmente Bush, debbano essere riflesso di qualcosa di più dell’amabilità di una commemorazione. L’esperienza dei blocchi contrapposti, zone di dominio, conflitti regionali e tensioni armate dovrebbe scoraggiare qualsiasi tentazione retroattiva e dare spazio ad una cooperazione multilaterale basata sull’estensione della democrazia e i diritti umani. Il miglior modo di celebrare anniversari come questi è assicurarsi che mai più se ne ripeteranno le cause”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1388 N.ro relativo : 37 Data pubblicazione : 13/05/2005