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Si è conclusa domenica 15 maggio, ad Atene, la Conferenza ecumenica mondiale che dal 9 maggio ha riunito sui temi della evangelizzazione e della missione della Chiesa nel mondo 600 delegati designati ufficialmente dalle varie chiese cristiane. La cerimonia conclusiva dell’evento si è svolta nell’areopago di Atene dove, come raccontano gli Atti degli Apostoli, Paolo parlò della resurrezione di Gesù agli ateniesi, citando a testimonianza della presenza di Dio, gli stessi poeti e filosofi greci. Nel suo sermone conclusivo, il presidente del Consiglio ecumenico delle Chiese (che ha promosso la Conferenza), Samuel Kobia, ha ricordato che per molti cristiani domenica 16 maggio era Pentecoste. “Il dono della comprensione ha detto non diminuì la diversità di quella grande folla a Pentecoste; la gente non cessò di essere quella che era. No, essi non diventarono meno di quello che erano, ma più di ciò che erano stati”. “È ciò che abbiamo sperimentato anche noi in questa Conferenza sulla missione”. Per una settimana, i delegati delle Chiese si sono confrontati sui temi della evangelizzazione, del pluralismo e del ruolo delle Chiese in situazioni di conflitto e violenza. Sebbene la Chiesa cattolica non aderisca al Cec, essa ha partecipato all’evento con una delegazione composta da 25 membri e guidata dal segretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, mons. Brian Farrell. Questa partecipazione ha detto mons. Farrell è segno che il Consiglio ecumenico delle Chiese “sta cercando di coinvolgere nelle proprie iniziative il maggior numero di Chiese”. “Questa Conferenza ha aggiunto offre la speranza che sulle questioni importanti della missione ci possa essere una convergenza. In un mondo come il nostro in rapida trasformazione, i cristiani sono obbligati a trovare una risposta comune e non cento risposte diverse in rivalità tra loro”.