maria elisabetta hesselblad" "

Una donna per l’unità” “

Una vita per il dialogo ecumenico.” ” Il 3 giugno nell’Albo ” “dei giusti di Israele” “

“Pioniera dell’ecumenismo”. Così Giovanni Paolo II definì Maria Elisabetta Hesselblad il giorno in cui la beatificò (9 aprile 2000). Nata in Svezia nel 1870 in una famiglia luterana, fin dall’adolescenza avvertì un forte desiderio di spendere la propria vita per l’unità dei cristiani. “Da bambina – si legge nella sue Memorie – andando a scuola e vedendo che i miei compagni appartenevano a molte Chiese diverse, cominciai a domandarmi quale fosse il vero Ovile, perché avevo letto nel Nuovo Testamento che ci sarebbe stato un solo Ovile e un solo Pastore”. All’età di 18 anni emigrò in America per aiutare la sua famiglia e nel 1904 a Roma vestì l’abito brigidino e rifondò l’Ordine di Santa Brigida. Sono noti la premura e lo zelo che esercitò durante la seconda guerra mondiale a favore del popolo romano e soprattutto degli Ebrei perseguitati. Il 24 aprile 1957, dopo una lunga vita segnata dalle sofferenze e dalla malattia, morì nella casa di Santa Brigida a Roma. Il prossimo 3 giugno lo Stato d’Israele la iscrive nell’Albo dei giusti. Leggere la storia e la storia di ciascuna persona alla luce dello Spirito conduce a scoperte che dilatano l’animo e lo fanno crescere nella sua consapevolezza di figlio di Dio, destinato a vivere per sempre, una volta superata la soglia del tempo, nell’amore trinitario. Elisabetta Hesselblad porta incisa in sé un’eredità luterana, forte e sicura, doti di carattere legate alla sua stirpe svedese, insieme con una precarietà finanziaria che, se la costringe a cercare un’autonomia personale, non la restringe al proprio piccolo benessere ma la sollecita a considerare il bene di ogni suo familiare e di chiunque incroci la sua strada. Da dove nasce questa postura interiore e sociale? Da Dio stesso, che ha fatto irruzione in una piccola di nove anni, consegnandole una missione che caratterizzerà tutta la sua esistenza: “L’unico Ovile per la Chiesa di Cristo”.Dalla natia Svezia all’America nel 1888, a soli 18 anni, per guadagnare da vivere per sé e per la famiglia; dal doloroso abbandono precoce dello studio ad un diploma di infermiera e all’ammissione agli studi di medicina; dal servizio ospedaliero e domiciliare a ricchi e poveri indistintamente, alla condivisione di vita con due ricche signorine; da un fiero luteranesimo al cattolicesimo più trasparente; da una vita laica spesa in continui viaggi alla clausura di un Carmelo romano; dalle amicizie tessute in diversi continenti ai vincoli spirituali ecumenici sparsi nel mondo; dallo svedese, lingua materna, alle molte lingue apprese nel suo servizio ecclesiale; dal difficile transito dal Carmelo ad una realtà ecclesiale, antica eppure inedita, quale il carisma brigidino.Con due tensioni sempre vive: quella infantile percezione dell’unico Ovile da realizzarsi nella casa di Santa Brigida a Roma e le sue insufficienze, fisica (reale) e spirituale (supposta), consegnate continuamente a Dio perché le plasmasse come desiderava. Su, questo terreno umano, ricco e povero simultaneamente, sarebbe spuntato da un antico seme, che si sarebbe potuto considerare ormai secco, un albero rigoglioso: lo Spirito a Maria Elisabetta riservava il dono di far rifiorire l’antico Ordine del SS.Salvatore che la sua conterranea Brigida di Svezia, ora patrona d’Europa, aveva fondato nel secolo XIV. Non solo, ma la ripresa dell’antico carisma avrebbe portato alla scoperta di una nuova modalità di vita, quella appunto dell’Ordine del SS.Salvatore di S.Brigida i cui membri, ormai sparsi nel mondo, spendono la vita per l’unità dei cristiani. L’amore per ogni bisognoso aiuto si concretizzava all’istante e la terribile persecuzione nazista non la sgomentò0: aprì il cuore, la casa e ogni bene per i fratelli ebrei perseguitati. La documentazione sull’aiuto prestato agli ebrei non stupisce, e con ogni probabilità tutto non verrà alla luce a motivo dei tempi calamitosi, perché Maria Elisabetta non conosceva preclusioni e non viveva di tolleranza, ma era animata da vero rispetto, da vera consapevolezza delle radici comuni che rendono ebrei e cristiani, fratelli come asseriva Giovanni Paolo II, amici come ha sottolineato Benedetto XVI. La patria le conferì l’onorificenza della Stella del Nord; la Chiesa nel 2000 la proclamò beata; il 3 giugno lo Stato d’Israele la iscrive nell’Albo dei giusti. La cerimonia raccoglierà a Roma nel monastero brigidino di piazza Farnese numerose autorità e numerosi saranno gli amici e le amiche in festa dovunque. L’unico Ovile, ancora misteriosamente per noi, trova in questa dichiarazione di appartenere ai “giusti” la sua vocazione profonda: nella radice santa, in Israele, ogni persona trova linfa, tutti coloro, cioè, che davanti a Dio e alla loro coscienza sono vissuti nella giustizia, vale a dire mettendo in pratica i comandamenti e servendo Dio e i fratelli. Sono stelle che risplendono nell’oscurità della storia e nello splendore del cielo. Il popolo ebraico predilige i giusti, perché glielo ha insegnato Dio e questo messaggio è motivo di speranza. Non siamo soli, i giusti sono con noi, Maria Elisabetta è con noi.