Nel dibattito sul referendum per l’abrogazione della legge italiana sulla fecondazione assistita, chiesto da un comitato capeggiato dal Partito Radicale, il quotidiano Avvenire (19/05) pubblica un articolo di Enrico Negrotti in cui si cita il pensiero del card. Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. Opporsi alle “ strutture di peccato” è secondo Martino “ un dovere ineludibile del cristiano… che talora si trova in una empasse: o abdicare ai propri valori e principi, o abbandonare la strada della democrazia e della convivenza sociale“. Il cardinale ha chiesto un impegno attivo dei cristiani “ sui valori etici prioritari, quali la sacralità della vita, l’indissolubilità del matrimonio, la correttezza delle informazioni, la ricerca scientifica, le opzioni economiche“. “ Basta poco perché si rinfocoli l’antiamericanismo di numerosi Paesi. E la profanazione del Corano, libro sacro per eccellenza per i musulmani, non è ‘poco’”: si apre così l’editoriale di La Croix (18/05), a firma di Dominique Quinio, che commenta la diffusione di notizie da parte di Newsweek (poi ritrattate), secondo cui “ alcuni guardiani di Guantanamo, dove gli americani detengono più di 500 prigionieri di diverse nazionalità sospettati di essere terroristi, come gesto di provocazione avrebbero gettato un esemplare del Corano nel gabinetto“. “ Le voci, largamente rilanciate da diversi agitatori, hanno provocato gravi manifestazioni in Afganistan, causando la morte di diverse persone“, commenta quindi Quinio, chiedendosi se “ nello spazio di non-diritto che è Guantanamo“, si tratti di “ verità o menzogna“. La domanda conclusiva è: “ La difesa della democrazia, che gli Usa vogliono portare in tutto il mondo, si ritrova singolarmente indebolita“. La Costituzione dell’Ue e l’allargamento del consiglio di sicurezza dell’Onu sono oggetto di grande attenzione anche da parte della stampa tedesca. Sulla carta europea, così scrive Peter Müller su Die Welt (15/5): “ Gli europei farebbero bene ad accontentarsi di questo documento necessario ma poco ispirante… l’Europa è più di un parco giochi per una società del divertimento senza confini. Nell’era della globalizzazione, l’Ue rende agli Stati nazionali l’influsso che avrebbero da tempo perso da sole. L’Unione amplia le possibilità di azione dei suoi membri verso l’esterno. Ad esempio, in caso di grandi fusioni, le società americane non dovrebbero chiedere l’autorizzazione ad un ente tedesco di vigilanza sui cartelli economici, ma presso l’antitrust di Bruxelles sì. I singoli Stati hanno potere di codecisione sulle istituzioni Ue: una realtà ignorata da chi vede l’Ue come la fine dello Stato nazionale“. Sulla questione dell’Onu, la Frankfurter Allgemeine Zeitung (19/5) osserva: “ Se la dichiarazione negativa attribuita al ministro degli esteri Rice è vera, il governo federale dovrà fare molto di più per convincere l’America di George W. Bush che avere l’ex alleato modello Germania come membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu rappresenti un vero vantaggio“. Nel commento si ventila l’ipotesi che la posizione Usa sia dovuta agli screzi in occasione della guerra in Iraq. “ Il cancelliere non deve farsi ingannare… dai toni amichevoli di Parigi e Mosca: anche lì, nessuno arde di entusiasmo. Tutto è perduto? È l’ora di scoprire le carte o meglio: iniziano le contrattazioni“. Le disuguaglianze tra donne e uomini riscontrate in 58 Paesi dal Forum economico mondiale che giudicano negativamente anche Spagna e Italia sono commentate in un editoriale del quotidiano spagnolo El Paìs del 17/5. “Uno dei motivi di questo pessimo risultato scrive El Paìs è la difficile conciliazione tra vita lavorativa e familiare, sulla quale Rodriguez Zapatero si è riferito in passato come una delle questioni da affrontare con il suo governo nella attuale legislatura. Il Partito popolare ha il merito di essere stato il primo ad adottare per legge durante il suo governo alcuni strumenti in questo senso, ma c’è ancora molta strada da fare. L’inserimento della donna nel mondo del lavoro il 50% delle donne nel settore pubblico e circa il 40% nel privato e quello degli uomini nei compiti domestici e nella cura dei figli sono ancora insufficienti, mentre ci sono ancora molte discriminazioni riguardo agli stipendi e ai ruoli importanti”. El Paìs conclude invitando ad “ampliare gli strumenti legali e a sostenerli con una rete efficiente di servizi pubblici di attenzione alla persona”. Nell’editoriale intitolato “Direttiva polemica” il quotidiano La Vanguardia del 16/5 parla invece della direttiva comunitaria che pretende che nell’Unione europea si possa lavorare più di 48 ore settimanali, la qual cosa “dovrebbe permettere la conciliazione delle esigenze di flessibilità dei datori di lavoro con le richieste di salute, sicurezza e tempo per l’ozio e la famiglia richieste dai sindacati”.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1390 N.ro relativo : 39 Data pubblicazione : 20/05/05