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22 maggio: "Domenica dei media"” “” “
“I media religiosi sono più pronti della stampa generalista a ‘reagire’ di fronte alle nuove tendenze” afferma CLAUDE LONGCHAMP , direttore dell’Istituto di ricerca in politica, comunicazione e società a Berna. Riferendosi, in particolare, alla morte e ai funerali di Giovanni Paolo II e all’elezione di Benedetto XVI, Longchamp nota che “le splendide immagini diffuse al riguardo dalla Chiesa cattolica” costituiscono “uno stimolo per i media”. Il prossimo 22 maggio la Chiesa cattolica elvetica celebrerà la “Domenica dei media”. “I mezzi di comunicazione al servizio dell’intesa tra i popoli” è il tema prescelto; per l’occasione verranno distribuiti nelle parrocchie della Svizzera e del Liechtenstein dei volantini raffiguranti un angelo con un ramo d’ulivo e una videocamera. Sullo sfondo lo slogan “I media per la pace”. “La Chiesa considera i mezzi di comunicazione non solo prodotti dell’ingegno umano, ma anche immensi doni di Dio per la trasmissione del suo Vangelo” ha affermato nel suo messaggio per la “Domenica” mons. Bernard Genoud, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, e corresponsabile del dicastero dei media presso la Conferenza episcopale svizzera. In vista della Giornata del 22 maggio, l’Apic (Agenzia di stampa internazionale cattolica) lo ha intervistato. Pubblichiamo alcuni stralci dell’intervista. Che parte hanno la riflessione e l’appartenenza religiosa nella formazione dell’opinione pubblica, in particolare in vista del referendum del 5 giugno sul riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali? “I principali fattori d’influenza nella formazione delle opinioni ‘politiche’ sono i partiti, l’appartenenza ad una regione linguistica, l’opposizione tra città e campagna, l’appartenenza sociale, l’età e il sesso. L’appartenenza religiosa interviene in un secondo tempo. Vi sono tuttavia delle eccezioni, come nel caso dei dibattiti sull’interruzione di gravidanza. Quanto al referendum credo che a livello confessionale non vi saranno differenze significative. L’antagonismo si manifesterà, piuttosto, tra gli ambienti molto attaccati alla religione e quelli più liberali o laicisti”. Quale è il ruolo giocato dai media nell’informazione/formazione? “La maggior parte della popolazione si informa tramite tv, radio e giornali a larga tiratura. Quando la gente vuole approfondire un tema, può prendere in considerazione anche i media religiosi e confessionali. La stampa specialistica reagisce con maggiore prontezza, rispetto a quella generalista, ai nuovi orientamenti, ma i temi che vengono trattati solo da questo tipo di stampa non vengono presi in considerazione dalla massa delle persone. In relazione a ciò internet gioca un ruolo importante. Quando cerco in rete informazioni attraverso parole-chiave su un argomento specifico, mi capita spesso di imbattermi in siti religiosi o confessionali contenenti articoli davvero interessanti. Su internet la dicotomia tra stampa specializzata e mezzi di comunicazione di massa si attenua”. I quotidiani fanno concorrenza alle riviste religiose? “Un argomento religioso trova buona collocazione in un giornale soltanto se è legato all’attualità. Diversamente, verrà posto in secondo piano nelle pagine interne e sarà letto da un tipo di pubblico che è già a conoscenza del tema, magari attraverso la stampa specializzata. Io stesso non consulto in via prioritaria la stampa religiosa. Del resto la religione, come io la percepisco, deve difendersi con difficoltà in una società orientata ‘a breve termine’. La religione persegue altri scopi, quali, ad esempio, le risposte alle grandi domande del vivere. Esistono, tuttavia, alcuni temi ‘politici’ sui quali sarebbe interessante sentire il punto di vista della stampa confessionale; tra questi l’orario di apertura degli esercizi commerciali e l’attività lavorativa domenicale”. La morte di Giovanni Paolo II e l’elezione di Benedetto XVI hanno avuto una straordinaria eco mediatica… “La morte di Giovanni Paolo II è stata un autentico evento religioso; solo lo tsunami dello scorso mese di dicembre e la guerra in Iraq, due anni fa, avevano avuto tanto spazio sui media. La tensione legata al decesso del Papa non dovrebbe restare priva di conseguenze: molti giovani hanno per la prima volta manifestato interesse per i temi religiosi. La fragilità di Giovanni Paolo II mostrata pubblicamente ha provocato reazioni negative, ma anche molta ammirazione; ha fatto della sua morte – evento considerato privato dalla nostra società – un tema di pubblica discussione relegando in secondo piano altri argomenti come la scarsità dei preti o la situazione delle parrocchie, che solo ora ricominciano a interpellare la Chiesa. Ha contribuito al ‘fenomeno mediatico’ anche il valore attribuito dalla Chiesa all’immagine. Le immagini provenienti da Roma erano splendide. La Chiesa cattolica considera l’immagine una valida opportunità per poter comunicare con le persone semplici. Così come avviene con i canti, costruiti su testi e melodie semplificati”.