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La domanda di fondo” “” “

L’Europa dell’Est di fronte ai due "no" dell’Europa dell’Ovest” “” “

La politica europea e la Chiesa si domandano come mai il Trattato costituzionale europeo non sia una risposta ai bisogni dell’odierna Europa e sia diventato un problema. Possiamo ipotizzare che il rifiuto in Francia e in Olanda esprima un disaccordo con il suo contenuto e una mancanza di fiducia verso l’ultimo allargamento dell’Unione europea alla maggioranza dei popoli slavi. Secondo il Capo del governo della Repubblica di Slovenia, Janez Janša, nessuno ha diritto di precludere la prospettiva europea alle nazioni dell’Europa orientale e sud-orientale, che hanno sofferto per molti anni a causa del comunismo e sono parte integrante del continente europeo. Il Trattato costituzionale dell’Ue attinge dall’eredità culturale, religiosa, umanistica dell’Europa, in cui dal diritto naturale si sono sviluppati i valori della dignità della persona, dei diritti umani, della libertà, della solidarietà, della democrazia e dello stato di diritto. Con il Trattato l’Unione si impegna affinché gli Stati coltivino con le Chiese e i movimenti religiosi un dialogo aperto, trasparente e costante, riconoscendo loro al contempo l’identità e l’apporto al bene comune. La Chiesa cattolica in Slovenia in sintonia con la Chiesa in Europa, nonostante il desiderio irrealizzato che il Trattato costituzionale facesse esplicito riferimento alle radici cristiane, l’ha valutato positivamente e appoggiato. La Slovenia è stata tra i primi Stati anche a ratificarlo. Il “no” dei francesi e degli olandesi esprime la paura di fronte ai nuovi dieci membri, che sono entrati nell’Ue il 1° maggio 2004. Ma significa anche un blocco dell’allargamento ulteriore dell’Ue alla regione orientale e sud-orientale (Balcani). La Bulgaria e la Romania hanno avviato i processi di ingresso nell’Ue, mentre la Croazia non ha nemmeno iniziato le trattative. Si dimenticano gli altri Paesi dei Balcani, Bosnia e Erzegovina, Serbia, Montenegro e Macedonia. Queste nazioni sono una ferita aperta e un focolaio di possibili tensioni, pertanto l’indifferenza dell’Europa verso questa parte del continente rappresenta un chiudersi gli occhi di fronte alla realtà. È consolante il fatto che in entrambi i Paesi i sostenitori del “sì” siano stati soprattutto i cittadini vicini alla Chiesa cattolica. Si tratta perciò di una fascia della popolazione che ha una viva coscienza della responsabilità per il bene comune e il futuro del nostro continente. Sono persone convinte dell’eternità dei valori e delle radici cristiane che hanno formato l’attuale volto dell’Europa. I “sì” riconoscono nel Trattato un insieme di valori che ci accomunano, mentre i “no” al Trattato sono quelli che hanno duplici finalità e considerano l’Ue soprattutto come un’occasione per sfruttare i Paesi orientali e assicurarsi un maggiore benessere materiale. I Paesi orientali offrono solo forza lavoro più conveniente e una base di mercato, ma al contempo resterebbero di seconda classe, non avrebbero il diritto di decidere autonomamente. I “no” hanno avuto paura quindi di un aumento di solidarietà che la Costituzione europea richiede e prevede per il futuro, tenendo conto anche del suo futuro ampliamento. Il “no” al Trattato Costituzionale ha significato dare precedenza al proprio egoismo e chiudere gli occhi di fronte alle difficoltà del prossimo. Nonostante la situazione stagnante creata dalla decisione di Francia e Olanda, il compito dei cristiani e di tutta la gente di buona volontà non cambia: il processo di collegamento degli Stati europei deve continuare nella coscienza della responsabilità comune per il futuro. Se vuole esistere l’Europa deve essere guidata dal principio di uguaglianza dei diritti e dei doveri per tutte le Nazioni unite nell’Ue. È impossibile bloccare il suo allargamento, ma la domanda di fondo rimane l’apporto che i cristiani possono dare nella definizione dell’identità del continente europeo in futuro: avrà ancora un’identità cristiana?