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Nel 2007 a Sibiu la terza ” “assemblea ecumenica europea ” “
Una Chiesa che si riunisce per il rosario anche nei cortili o negli appartamenti degli squallidi ‘bloc’ di Bucarest, gli enormi edifici grigi fatti costruire dal dittatore Ceasescu. Che riempie le chiese la domenica ed anima di fede semplice le tante manifestazioni di devozione popolare. Come le litanie sussurrate da soli davanti alle statue dei santi o la partecipazione in massa alle feste religiose, guarnite da lanci di petali di rosa, poi raccolti dalle donne appena finita la funzione, perché a casa portano la buona fortuna. Colti da Patrizia Caiffa, inviata Sir a Bucarest, sono alcuni scorci della Chiesa cattolica in Romania, che riunisce i riti greco-cattolico e latino, una minoranza di circa 1.500.000 di fedeli, con una piccola componente di armeni cattolici. In un Paese a maggioranza ortodossa il dialogo ecumenico vive a volte momenti di difficoltà nelle questioni concrete ma nel vissuto della gente le differenze si stemperano. E in Romania, nella città di Sibiu, si svolgerà nel 2007 la terza assemblea ecumenica europea. UN ECUMENISMO DI POPOLO. “Ci sono molti matrimoni misti tra ortodossi e cattolici che funzionano bene spiega al Sir mons. CORNEL DAMIAN, vescovo ausiliare di Bucarest -. In queste famiglie alcune feste come la Pasqua vengono celebrate due volte. E tanti fedeli ortodossi partecipano alla vita liturgica delle nostre chiese, a volte solo per pregare, a volte anche per ricevere i sacramenti. C’è un ecumenismo pratico molto forte, per questo speriamo che l’incontro di Sibiu sia una vera assemblea di popolo”. Certo le questioni aperte non mancano, come la restituzione delle chiese dagli ortodossi ai greco-cattolici, la burocrazia che a volte impedisce una piena libertà religiosa, la prassi di seppellire i defunti in cimiteri confessionali per cui in alcune zone i preti non accettano quelli di altre confessioni. Ma a tante queste questioni dovrebbe dare soluzione la legge sui culti attualmente in discussione. “Speriamo in autunno di vederla approvata”, auspica mons. Damian. UNA FEDE PARTECIPATA. A Bucarest la partecipazione alla messa è molto alta: “Il 60-70% dei fedeli spiega ma non è facile coinvolgere il laicato nell’apostolato. Non dimentichiamo che fino a 15 anni fa eravamo sotto il comunismo, non siamo abituati ad una Chiesa nella quale i laici svolgono un ruolo importante. Quando ero parroco, se qualche fedele mi aiutava, chiedeva sempre di non far figurare il proprio nome per paura. Tante persone hanno ancora una mentalità di quel tipo, che non si cambia così facilmente. Però oggi sta nascendo un nuovo desiderio di essere presenti nella vita della Chiesa”. Anche tra i giovani: alla Gmg di Colonia saranno circa 1000-1200. DIFFICILE FAR SENTIRE LA VOCE. Aperte le porte all’Occidente anche le Chiese dell’est si confrontano con le molteplici questioni della modernità “Essendo una Chiesa di minoranza facciamo fatica a prendere posizione ammette don CAZIMIR BUDAU, segretario generale della Conferenza episcopale romena, che riunisce 14 vescovi di entrambi i riti, di cui 11 titolari di diocesi e 3 ausiliari -. Non più di due/tre dichiarazioni pubbliche ogni anno, su temi come le elezioni politiche, la famiglia, lo tsunami. Siccome siamo pochi non è facile far sentire la voce dei cattolici”. A tentare di mantenere i contatti con i media laici è don FRANCISC UNGUREANU, direttore del Centro di comunicazione sociale dell’arcidiocesi di Bucarest: pubblicano un mensile – Actualitatea crestina (Attualità cristiana) – che racconta la vita della comunità. Promuovono inoltre anche iniziative come video, foto, siti internet. Chi ci lavora lo fa “con fatica, a tempo parziale o come volontariato”, precisa don Ungureanu, che si occupa anche di un centro per aiutare i cattolici disoccupati a trovare un lavoro. LE EMERGENZE SOCIALI. Perché la Romania è ancora un Paese molto povero, e la forte disoccupazione, l’emigrazione di massa (oltre un milione vivono all’estero) e la magrezza degli stipendi lo dimostrano. Non più di 120 euro al mese per un impiegato od un operaio (4 milioni di lavoratori dichiarati e oltre 2 milioni in nero senza tutele) e addirittura 30 euro al mese per i 6 milioni di pensionati, che non bastano nemmeno per pagare le spese di riscaldamento. La Chiesa ortodossa a livello sociale fa poco “perché non ha in sé la tradizione del cristianesimo sociale”, fa notare lo storico ortodosso STEFAN DELUREANU. La Chiesa cattolica fa quel che può. Oltre alle tante congregazioni religiose e movimenti che arrivano da altri Paesi europei carmelitani, salesiani, Don Orione, Suore di Madre Teresa di Calcutta, ecc. e stanno portando avanti grandi opere, la Chiesa locale aiuta con piccole iniziative gli anziani, gli zingari (che sono il 10% della popolazione, poverissimi e molto discriminati) e i ragazzi di strada o che escono dagli orfanotrofi, una delle grandi emergenze sociali del Paese.