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Approvate le ‘Prospettive finanziarie’ restano i dubbi sul futuro ” “del Trattato costituzionale” “
È un’Europa “nervosa” quella che emerge dalla sessione parlamentare di Strasburgo (6-9 giugno) e che si appresta ad affrontare il summit dei capi di Stato e di governo a Bruxelles (16-17 giugno). Il doppio “no” alla Carta Ue, giunto da Francia e Olanda, ha influenzato il Regno Unito, che ha deciso di rimandare ogni decisione sul referendum nazionale di ratifica. Uguali dubbi sono affiorati in Svezia, Estonia e Repubblica Ceca, mentre crescono le preoccupazioni in Lussemburgo e Danimarca, i prossimi due Paesi chiamati alle urne per decidere sul Trattato fondamentale. Così l’Assemblea è approdata a una posizione unitaria (426 voti favorevoli, 140 contrari e 122 astensioni) sulle Prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013, mentre non è stata in grado di giungere a una risoluzione comune da inviare al Consiglio europeo in merito all’impasse creatosi dopo i referenda che hanno bocciato la Costituzione. “Non possiamo permetterci un altro scacco”. “In questo frangente le istituzioni devono trovare un accordo sulle priorità dell’Unione e sui mezzi per perseguirle. La posizione dell’Assemblea sulle Prospettive finanziarie è essenziale in tale direzione”. Lo spagnolo Josep Borrell, presidente dell’Europarlamento, al termine della votazione che ha approvato il documento sui conti dell’Unione per i prossimi anni, ha auspicato che “gli Stati raggiungano un accordo definitivo durante il prossimo summit”. Il relatore, il deputato tedesco Reimer Böge, aveva affermato durante la discussione che “senza l’accordo del Parlamento europeo non ci saranno Prospettive finanziarie”, prospettando un “braccio di ferro” tra le due autorità di bilancio, lo stesso Parlamento e il Consiglio Ue. Nel corso del dibattito, il ministro lussemburghese Nicolas Schmit, a nome del Consiglio, aveva affermato che “in questo momento non possiamo permetterci un fallimento”. Il ministro aveva ricordato che “nulla dovrebbe distoglierci dall’importante obiettivo che consiste nel fornire all’Unione risorse adeguate per svolgere i compiti che l’attendono nei prossimi anni”. Confini più ampi, stesse risorse. “Non si può fare più Europa con meno soldi – ripete al Sir Jean-Yves Loog, belga, esperto di budget in seno all’ufficio stampa del Parlamento -. In realtà le cifre complessive delle Prospettive finanziarie per il periodo fino al 2013 sono lievemente aumentate, ma nel frattempo l’Unione è passata da 15 a 27 Stati”. Il bilancio pluriennale dell’Ue considera infatti non solo gli Stati già membri, ma anche Romania e Bulgaria, che entreranno nella “casa comune” all’inizio del 2007. “Il Parlamento – prosegue Loog – ha sostanzialmente appoggiato la proposta avanzata dalla Commissione”. Sulla quale, però, si è abbattuta la scure della presidenza lussemburghese, che ha tagliato molte voci di spesa. E un ulteriore ridimensionamento dei conti è già in preventivo. “Sinora sono state tagliate le voci relative alla Strategia di Lisbona (sostegno all’occupazione, coesione sociale, ricerca…), allo sviluppo rurale e alla politica estera – chiarisce il funzionario Ue -. C’è ora da attendersi diminuzioni per quanto riguarda, ad esempio, le reti transeuropee e la politica di sostegno alle regioni meno sviluppate”. Diverse posizioni politiche. I conti non sono però l’unica preoccupazione che aleggia nelle sedi comunitarie. In merito al futuro dell’Ue, le posizioni dei principali partiti sono diversificate. Il capogruppo dei Popolari, il tedesco Hans-Gert Poettering, afferma: “Il processo di ratifica della Costituzione deve andare avanti, benché l’Unione oggi non sia più la stessa dopo il ‘no’ alla Carta giunto da Parigi e Amsterdam”. Il leader del Ppe suggerisce due “atteggiamenti essenziali” in questa fase: “L’Unione ha un ruolo di primo piano per fronteggiare la globalizzazione, ma Bruxelles non può fare tutto. È dunque necessario valorizzare il principio di sussidiarietà. Inoltre non possiamo ampliare troppo l’Ue. Le trattative con la Turchia e la prospettiva di aprire i confini a Bulgaria e Romania e ad altri Paesi ha spaventato la gente”. Per Martin Schulz, anch’egli tedesco, capogruppo dei Socialisti, “la situazione appare molto delicata. Risulta altrettanto chiaro, però, che l’iter di ratifica deve procedere, perché ogni Stato ha diritto ad esprimersi”. Schulz sposta poi l’attenzione sulle motivazioni del “no” di Francia e Olanda: “Ai cittadini sono state fatte delle promesse in questi decenni. L’Europa ha saputo mantenere quelle relative alla pace e alla libertà. Non altrettanto si può dire su altri temi, quali la sicurezza, il lavoro, i diritti sociali, la trasparenza delle istituzioni”. Graham Watson, inglese, capogruppo liberaldemocratico al Parlamento Ue, aggiunge: “Sono convinto che il presidente francese Chirac e il capo del governo olandese Balkenende dovranno dire al summit di metà giugno se la Costituzione potrà, prima o poi, essere ratificata nei loro Paesi. Credo anche che l’Unione non possa più procedere così, con gli Stati che decidono senza tenere in debito conto la voce delle altre istituzioni e dei cittadini”.