Dentro la storia

COMMENTI

La Lettera ai laici della Commissione episcopale per il laicato (cfr Sir 41/2005) rompe un lungo silenzio che era calato negli ultimi anni sul ruolo e le responsabilità dei laici nella Chiesa.

Non erano mancati, in verità, in pressoché tutti i documenti dell’episcopato italiano, precisi e importanti riferimenti al laicato; ma l’attenzione prevalente – in un clima caratterizzato per non pochi anni da una forte conflittualità fra i vari movimenti – era stata accordata ai laici “organizzati” che d’altra parte, come noto, sono una minoranza rispetto ai cattolici praticanti.

Era rimasto in ombra, in sostanza, quel “laicato anonimo” – ma rappresentante di fatto il nerbo di molte comunità cristiane – che non si riconosce in alcuna organizzazione, ma vanta una forte e radicata appartenenza alla Chiesa, in virtù di quel battesimo la cui fondamentale importanza era stata non casualmente sottolineata dai documenti conciliari, e soprattutto dalla Lumen gentium.

Ora l’episcopato si indirizza a tutti i laici italiani e rivolge loro un forte appello alla partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa, muovendo da una duplice constatazione: da una parte che siamo in un tempo di profondi cambiamenti, e forse di svolta epocale, che richiedono anche ai credenti una particolare attenzione ai segni dei tempi; dall’altra, che la missione evangelizzatrice della Chiesa, il suo “farsi compagna” nel cammino degli uomini, impone una nuova corresponsabilità del laicato.

Due sono i piani di esercizio di questa responsabilità: nei confronti della Chiesa e della vita della comunità cristiana e nei confronti del mondo. Vi è l’ambito della “comunicazione della fede”, “mediante l’assunzione di nuove ministerialità” e attraverso “forme di servizio stabili e realmente ‘profetiche’, dove anche il ‘genio femminile’ possa trovare modalità di servizio più significative e appropriate” (n.6).

Ma vi è anche il vasto campo dell’umanizzazione del mondo, nel quale i laici cristiani sono invitati a rendere la loro testimonianza, in uno spazio in cui “si è soli con la propria autodeterminazione” (n.11) e bisogna responsabilmente e criticamente trovare le vie per “animare cristianamente la realtà del mondo”.

Diventa decisiva, in questo secondo contesto, la “intelligenza delle situazioni” (n.12), e cioè la capacità di cogliere le linee di tendenza della storia e di inserirsi in esse per orientarle a Cristo.

Non stupisce, su questo sfondo, che la Chiesa italiana non esiti a fare appello ai laici per essere aiutata a “individuare e suggerire linee di priorità, indicazioni di metodo, prospettive di impegno attorno alle quali far crescere un nuovo progetto di vita cristiana, in cui fede e cultura tornino a darsi la mano” (n.12).

Quali vie concretamente seguire per realizzare questa nuova corresponsabilità laicale la Lettera invero non precisa, salvo l’appello generale a uno spirito di autentica “comunione, vero volto della Chiesa” (n.3).

Ma non sarebbe forzare il testo dell’episcopato mettere in luce la necessità di concreti strumenti di partecipazione e di corresponsabilità; strumenti dei quali si avverte in Italia la mancanza, non essendo sufficienti, a creare un’effettiva comunione fra pastori e laicato, i pur importanti, ma troppo distanziati, convegni ecclesiali.

E, tuttavia, che questo documento venga pubblicato quando è ormai avviato il cammino di preparazione dell’assise della Chiesa italiana convocata a Verona per l’ottobre del 2006 induce a ritenere che anche da parte dei vescovi italiani si avverta l’esigenza di creare regolari momenti di comunione.

E d’altra parte, come potrebbe il laicato aiutare i vescovi a “leggere la mappa del nostro tempo” se non vi fossero luoghi adeguati per questa lettura?

Passerà anche di qui – dalla capacità della Chiesa italiana di essere luogo di confronto e di reciproco ascolto di tutte le componenti del “popolo di Dio” – la via per fare di un laicato maturo e responsabile il protagonista dell’evangelizzazione e della santificazione e, insieme, dell’animazione cristiana della società (n.16).

Giorgio Campanini

(10 giugno 2005)