L’esito dei referendum in Francia e Olanda e la decisione della Gran Bretagna di rinviare la propria consultazione ‘sine die’ tiene banco nella stampa europea. In Germania, in particolare, ci si interroga sulla situazione dell’Ue e sulla proposta di De Villepin a Schröder su un’eventuale unione Francia-Germania su particolari questioni. “Il tema ritorna ogniqualvolta la politica europea è in crisi: un avvicinamento tra Francia e Germania, che potrebbe sfociare in una specie di Unione nell’Unione (europea)”, si legge sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (9/6). “ Si vedrà nelle prossime settimane se quest’iniziativa debba essere davvero riempita di contenuti o se si tratti soprattutto di una tattica per far capire ad altri Paesi Ue che esistono anche altri metodi rispetto all’aspettare fino a che l’ultimo sia rimasto nella barca. […] I dubbi maggiori vengono considerando la situazione dei due governi: il governo De Villepin è l’ultimo appello di un presidente che cerca di percorrere gli ultimi due anni del mandato senza ulteriori danni. La data di scadenza della coalizione rosso-verde potrebbe essere assai antecedente. è difficile immaginarsi che Chirac volesse offrire a Schröder un vantaggio per la campagna elettorale“. “Europa anno zero” è il titolo del servizio di copertina del settimanale Der Spiegel (6/6) che si occupa degli esiti negativi dei referendum sulla Carta costituzionale europea: “ Tutti i tentativi di salvare la costituzione respinta in Francia e in Olanda, sembrano essere destinati al fallimento. L’Unione è posta davanti ad una decisione di principio: rinunciare ai sogni di superpotenza e accontentarsi di un mercato comune?“. In Spagna Salvador Cardus i Ros sul quotidiano catalano La Vanguardia dell’8/6 scrive: “L’Unione europea fino ad oggi, è stata un grande progetto con un itinerario ambizioso, che però è andato avanti provocando un grave deficit di democrazia” e porta l’esempio del Parlamento europeo che “non è stato un vero potere legislativo né la sua elezione conta su una grande partecipazione popolare”. Secondo l’editorialista “ il Parlamento europeo, a seconda di come procede il processo di ratifica, dovrebbe considerare le proprie responsabilità nel fiasco per non aver saputo garantire la volontà dei suoi elettori forzando un progetto distinto di Costituzione”. Suggerisce quindi di “convocare il prima possibile nuove elezioni ed iniziare un nuovo processo costituente nel quale acquisire maggiore protagonismo”. “ I Francesi si mostrano distanti dalla religione”: è il titolo che La Croix (8/6) dedica a un sondaggio realizzato in dieci paesi (Australia, Canada, Francia, Germania, Italia, Messico, Corea del Sud, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti) per conto dell’agenzia stampa americana Associated Press. “ Solo il 37% dei francesi interrogati scrive Pierre Schmidt considera che la religione è importante nella propria vita… il ‘fervore’ tocca le sommità in Messico (86%), Stati Uniti (84%) e Italia (80%)“. è ancora in Francia “ che si trova il tasso più elevato di persone che non credono in Dio (19%) … mentre è negli Stati Uniti che si trova il tasso di ateismo più basso: solo il 2%!“. Un altro dato considerato significativo dal giornale è il seguente: “ La gran maggioranza dei francesi (85%) s’oppone a che le istituzioni religiose cerchino di influenzare le decisioni dei governanti … è negli Stati Uniti che questo tasso è il più basso: 61%. Un Paese dove il 37% delle persone interrogate ritiene che ‘i leaders religiosi devono cercare di influenzare le decisione dei governanti’, il che è un record mondiale“. Problemi economici per la Chiesa d’Inghilterra. Su The Times (8/6) il servizio a firma di Ruth Gledhill denuncia che “ una crisi di cassa nella Chiesa di Inghilterra sta costringendo i Vescovi a considerare radicali interventi, incluso il taglio del numero dei preti di un terzo e la richiesta ai fedeli di trovarsi a pregare nelle proprie case“. Il servizio illustra i dati monetari e numerici (stipendiati, entrate, uscite) e spiega che “ a partire dagli anni Ottanta, quando la Chiesa perse milioni di sterline a livello di proprietà, i fondi disponibili dal centro per sostenere le parrocchie hanno cominciato ad assottigliarsi“. Da qui la richiesta di offerte crescenti ai fedeli e le ipotesi di riduzione dei “servizi” religiosi come unica via d’uscita. Il caos in Bolivia, con decine di migliaia di minatori e contadini che protestano per le strade della capitale e le dimissioni del presidente, sono in prima pagina sui quotidiani spagnoli dell’8/6. Cronache accompagnate da commenti di editorialisti, come su El Paìs, dove si annota “che il Paese andino ha un bisogno imperioso di trovare un terreno d’incontro tra la sua diseredata maggioranza indigena e la minoranza di provenienza europea che controlla le risorse del fertile oriente. Senza un accordo sull’abbondante gas, la Costituzione e l’autonomia regionale, la Bolivia avanza verso il fallimento dello Stato” Per il quotidiano Abc, “La Chiesa cattolica boliviana ha messo in guardia avvertendo che il Paese sta franando” ed “ha chiesto a tutti gli attori politici un gesto di generosità per evitare una catastrofe”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1395 N.ro relativo : 44 Data pubblicazione : 10/06/05