Le ragioni della speranza

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“Chiamare i cattolici italiani a testimoniare, con uno stile credibile di vita, Cristo Risorto come la novità capace di rispondere alle attese e alle speranze più profonde dell’uomo di oggi”.

Questo l’obiettivo principale del IV Convegno ecclesiale nazionale, in programma a Verona, dal 16 al 20 ottobre 2006, sul tema: “Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo”. Allegata alla traccia di riflessione (testo integrale su www.agensir.it) diffusa il 20 giugno- 22 pagine, articolate in 4 capitoli – l’indicazione delle “tappe” che scandiranno la “fase di preparazione” al Convegno ecclesiale, intese come “occasione per aiutare le comunità cristiane e i credenti” a riflettere sui “luoghi della vita quotidiana”, spesso esclusi dall’agenda pastorale; al centro dei lavori, “l’impegno dei fedeli cristiani, in particolare dei laici, per essere testimoni credibili del Risorto attraverso una vita rinnovata e capace di cambiare la storia”.

Tre le prospettive che fanno da sfondo all’appuntamento di Verona: la missionarietà, la cultura e la spiritualità, soprattutto laicale, in sintonia con quanto emerso dal Convegno di Palermo, in cui centrale – allora come oggi – era la parola discernimento.

Tra le iniziative di preparazione a Verona, un “percorso nazionale itinerante”, animato dal laicato cattolico e promosso dal Servizio Cei per il progetto culturale. “Evangelizzazione e promozione umana” nel 1976 a Roma, “Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini” nel 1985 a Loreto, “Il Vangelo della carità per una nuova società in Italia” nel 1995 a Palermo: questi i temi dei precedenti convegni ecclesiali nazionali; solo a Palermo, hanno partecipato 2.335 persone, tra delegati delle diocesi e invitati.

REAGIRE ALLA “CRISI DELLA FAMIGLIA”. “In un quadro culturale e antropologico inedito”, in cui “nulla appare veramente stabile, solido, definitivo” – scrivono i vescovi nella traccia di riflessione – occorre reagire al dominante “sentimento di fluidità” partendo dalla consapevolezza che la fede “non è un fatto privato”, ma ha un “rilievo pubblico” che chiede la presenza di cristiani “adulti”, capaci di testimoniare il Vangelo “con gioia e coraggio”.

“In un tempo dominato dai beni immediati e ripiegato sul frammento – ammonisce la Cei – i cristiani non possono lasciarsi omologare alla mentalità corrente, ma devono seriamente interrogarsi sulla forza della loro fede”.

Tra gli ambiti privilegiati della testimonianza cristiana, il documento cita “l’esperienza della generazione e della famiglia”, come “primo luogo dove ciascuno può accogliere e far crescere il dono della vita, dell’altro, del mondo”.

Una realtà, quella della famiglia, oggi “messa alla prova” al pari di tutte le “esperienze umane”. “Coltivare cristiani adulti, consapevoli e responsabili, capaci di dedizione e di fedeltà”: questo l'”urgente bisogno” a cui si trova di fronte oggi la Chiesa italiana.

“FAR SENTIRE LA PRESENZA DELLA CHIESA NELLA SOCIETÀ”. “I cristiani devono sentirsi responsabili di fronte ai mondi della comunicazione, dell’educazione e delle scienze, per far sentire la presenza della Chiesa nella società e animare con intelligenza, nel rispetto della loro legittima autonomia, i diversi linguaggi dell’arena pubblica”, è una delle raccomandazioni fondamentali del documento.

“Sensibilità, passione, intelligenza” i requisiti chiesti ai fedeli dai vescovi, partendo dalla presa di coscienza che “la missionarietà deve essere culturalmente attrezzata se vuole incidere nelle mentalità e negli atteggiamenti” e vincere lo “spaesamento” di cui soffrono molti nostri contemporanei: pena la condanna della testimonianza cristiana “a un’inefficacia pratica”.

In un tempo come il nostro, che “ha una grande nostalgia di speranza, anche per i rischi insiti nelle rapide trasformazioni culturali”, ogni cristiano “è chiamato a collaborare con gli uomini e le donne di oggi nella ricerca e nella costruzione di una civiltà più umana e di un futuro più buono”.

UN “CONVINTO ECUMENISMO”… “Una più condivisa identità cristiana”, secondo la Chiesa italiana, è anche “la base per il dialogo con i credenti di altre religioni e con gli uomini di buona volontà”, poiché “la cultura dell’accoglienza, del rispetto e del dialogo tra le civiltà e le religioni va sviluppata senza cedere all’indifferentismo circa i valori e senza trascurare la fisionomia culturale del nostro Paese e dell’Europa tutta”.

“Il cammino di riconciliazione tra le varie famiglie cristiane”, per la Cei, “costituisce una svolta decisiva nell’orizzonte della piena comunione nell’unica Chiesa. Senza un convinto ecumenismo non è possibile una nuova evangelizzazione nei Paesi europei di antica tradizione cristiana”.

AFFETTI, LAVORO, FRAGILITÀ… Una “vita affettiva” che sappia dire no al “superficiale emozionalismo”; un lavoro che promuova una “piena e buona occupazione”; uno “stile di vita” che si faccia carico degli aspetti più “fragili” dell’esistenza; una fede in grado di coniugare la “tradizione” con la modernità di linguaggi come quello dei media.

Sono alcune “priorità” indicate dalla Chiesa italiana nelle quattro “aree dell’esperienza personale e sociale” che scandiranno le giornate del Convegno ecclesiale di Verona.

(22 giugno 2005)