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Documento dei vescovi ” “sulla laicità dello Stato” “
Italia, Spagna, Francia. In Europa si dibatte sulla laicità dello Stato. In Italia, in seguito al referendum sulla procreazione assistita in cui il mondo cattolico ha svolto un ruolo da protagonista. In Spagna, in seguito alla decisione presa dal governo di Zapatero di riconoscere le unioni omosessuali che ha portato i vescovi a prendere una posizione forte di opposizione. In Francia, si parla di laicità perché quest’anno il Paese celebra il centesimo anniversario della legge del 9 dicembre 1905 sulla separazione tra Chiesa e Stato. Nel dibattito è addirittura intervenuto l’11 febbraio scorso con una lettera Giovanni Paolo II e riuniti in assemblea plenaria dal 13 al 15 giugno i vescovi di Francia hanno dedicato alla questione parte dei lavori e pubblicato una dichiarazione finale di cui riportiamo un’ampia sintesi. LA LEGGE NON SI CAMBIA. Alla luce degli “importanti cambiamenti” avvenuti nella società francese e delle disposizioni legislative che hanno completato nel tempo la normativa, i vescovi francesi non ritengono che “occorra cambiare la legge del 1905”. Senza volerla “idealizzare”, la laicità che emerge dal testo di legge permette “un equilibrio soddisfacente nelle relazioni tra lo Stato e le organizzazioni religiose”. “Di conseguenza afferma la Chiesa francese non ci sembra saggio toccare questo equilibrio che ha reso possibile oggi nel nostro Paese la pacificazione” tra le diverse parti. Con questo, i vescovi non intendono condannarsi all’immobilismo”, ma al contrario contribuire al dibattito. Autonomia NON IGNORANZA RECIPROCA. “Il regime di laicità scrivono i vescovi è legata alla non confessionalità dello Stato e alla sua non competenza in materia di fede religiosa e di organizzazione interna alla comunità religiose”. “Questa autonomia non significa ignoranza reciproca”. “I poteri pubblici non intervengono nella vita interna della Chiesa e la Chiesa non ha la vocazione a interferire nella vita politica” ma ciò non vuol dire che “lo Stato di diritto debba essere necessariamente indipendente dall’etica in quanto esso è la servizio dei diritti dell’uomo così come la Chiesa non esce dalla sua responsabilità quando interpella i poteri pubblici affinché l’essere umano e i diritti della persona umana e il suo aspetto trascendente non sono rispettati. Questa giusta separazione dei poteri non impedisce dunque la conoscenza reciproca, le relazioni, il dialogo”. Questo concetto di laicità proseguono i vescovi francesi si distingue da alcune interpretazioni “radicali” del termine che rivelano un approccio negativo verso il fenomeno religioso e la “volontà di relegare l’influenza sociale delle religioni al solo contesto privato”. “Precisiamo a questo proposito scrivono i vescovi che siamo preoccupati di assistere talvolta, in alcune circostanze, alla rinascita di atteggiamenti e prese di posizione segnate da un laicismo che avremmo voluto credere superato”. LA VOCE DELLA CHIESA. Il messaggio che la Chiesa francese lancia in questa dichiarazione sulla laicità dello Stato è chiaro: i vescovi chiedono di poter continuare a “dare il nostro contributo alla vita del nostro Paese”. “Rifiutando ogni atteggiamento settario”, la Chiesa “desidera contribuire a mantenere vivi i valori religiosi, morali e spirituali che fanno parte del patrimonio della Francia e hanno contribuito alla sua identità. Se essa interviene nei dibattiti del nostro tempo, è perché intende far sentire il suo concetto di uomo e testimoniarlo alla luce dell’esperienza di cui è portatrice. La Chiesa non vuole chiudersi in difesa dei suoi interessi comunitari ma contribuire a promuovere la dignità integrale di ogni persona umana nella nostra vita sociale così come la pace e la giustizia. Essa intende così partecipare, assieme ad altri, nei diversi campi del vivere sociale: nella solidarietà, nella cultura, nella vita delle città, nel campo della sanità, dell’educazione, della politica, del sostegno alle famiglie”. Lo aveva chiesto anche Giovanni Paolo II: “Incoraggio si legge nella lettera dell’11 febbraio i cattolici francesi ad essere presenti in tutti i settori della società civile… con il compito di tessere un dialogo sereno e rispettoso con tutti”.