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La vera contrapposizione ” “

“L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture” è il titolo del libro dell’allora card. Joseph Ratzinger, presentato a Roma il 21 giugno. Ecco un passo dell’intervento del card. Camillo Ruini presidente della Conferenza Episcopale italiana che ha aperto l’incontro nel quale ha preso la parola il presidente del Senato della Repubblica Italiana autore dell’introduzione dello stesso libro. Joseph Ratzinger dell’Europa si è occupato a fondo, non solo in questo libro, affrontando i nodi decisivi della cultura europea, in rapporto al cristianesimo che in Europa ha ricevuto la sua impronta culturale e intellettuale storicamente più efficace e resta pertanto intrecciato in modo speciale all’Europa stessa. Proprio questo legame è però oggi in discussione e rischia di esser tagliato, non per motivi accidentali ma per la logica interna della razionalità che sembra dominare in Europa: una razionalità che l’Autore definisce scientifica e funzionale. È questa la forma attuale e apparentemente compiuta dell’illuminismo moderno: per essa è razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre nella prassi questo illuminismo si definisce sostanzialmente attraverso i diritti di libertà, con la libertà individuale come valore fondamentale che misura tutti gli altri e con la conseguente esclusione di ogni possibile discriminazione ai danni di qualcuno. Nel quadro di questa forma di razionalità Dio non esiste o quanto meno non può essere accertato e perciò ogni riferimento a Dio va escluso dalla vita pubblica. Analogamente vien meno la coscienza morale come categoria valida in se stessa: dato però che una morale è comunque indispensabile per vivere, essa viene in qualche modo recuperata, non facendo riferimento a ciò che è in se stesso bene o male, ma soltanto al calcolo delle conseguenze, utili o dannose, dei nostri comportamenti . La vera contrapposizione, l’eventuale scontro delle culture, non è allora tra le grandi religioni, che alla fine hanno sempre saputo vivere le une con le altre, ma tra questa razionalità puramente scientifica e funzionale e le grandi culture storiche. In questa chiave l’Autore affronta anche la questione del rifiuto delle radici cristiane dell’Unione Europea: una tale razionalità pretende infatti di essere universale, cioè valida per tutti, e compiuta in se stessa, ossia autosufficiente, e come tale esclude che il cristianesimo possa essere a sua volta un elemento determinante nella costruzione dell’Europa di oggi. Joseph Ratzinger riconosce volentieri i valori dell’attuale cultura, come la libertà religiosa, i diritti dell’uomo, la democrazia, ma, al di là delle difficoltà pratiche di realizzarla dappertutto, mette in evidenza i suoi limiti intrinseci: è una cultura positivistica e antimetafisica, basata su una limitazione della ragione che è utile e necessaria nelle scienze empiriche, ma che non può essere universalizzata né è in grado di proporsi come autosufficiente. Essa taglia infatti le radici che ha nella memoria dell’umanità e alla fine fa a meno dell’uomo stesso, riducendolo a un prodotto della natura, come tale non libero e suscettibile di essere trattato come ogni altro animale: si ha così un totale capovolgimento del punto di partenza di questa cultura, che era una rivendicazione dell’uomo e della sua libertà.