chiese europee: ora di religione " "

Germania: una lezione messa alla prova” “

“La lezione di religione davanti a nuove sfide” è il titolo di un documento della Conferenza episcopale tedesca, presentato con un comunicato stampa diffuso il 24 giugno. Il documento “si rivolge innanzitutto agli insegnanti di religione, nonché ai responsabili della formazione e della specializzazione della lezione di religione”, si legge nella prefazione del card. Karl Lehmann, presidente della conferenza episcopale, assicurando altresì il sostegno dei vescovi al lavoro di questi soggetti con l’obiettivo di “dare impulsi allo sviluppo ulteriore della lezione di religione”. “Oggi, molti bambini e giovani non vivono quasi più contatti socializzati a livello religioso. Per essi, la lezione di religione a scuola diventa pertanto il luogo più importante, e spesso l’unico, in cui essi possano conoscere la fede cristiana”, constatano i vescovi, che sottolineano che gli insegnanti di religione “spesso non possono più far riferimento ad esperienze religiose fatte all’interno della famiglia e nella parrocchia”. Diviene pertanto indispensabile che “nella lezione di religione, gli studenti apprendano i rudimenti della fede cristiana”, in piena armonia con “le esigenze espresse dall’attuale riforma scolastica, che mira a rafforzare le conoscenze fondamentali in tutte le materie”. Accanto alla “fede imparata” a scuola, i vescovi esaltano il ruolo della “fede vissuta”, trasmessa dagli insegnanti con una collaborazione “più intensa con i luoghi ecclesiastici della fede vissuta, della parrocchia, del convento vicino, del centro Caritas o del movimento ecclesiastico giovanile”. Nel richiamarsi alla “capacità di dialogo” e alla “tolleranza” quali “condizioni irrinunciabili per la convivenza e per la comprensione con persone di altre convinzioni religiose o secolari e di stili di vita diversi”, la conferenza episcopale auspica che con la lezione di religione, gli studenti possano “imparare ad assumere un proprio punto di vista e ad esprimerlo a livello argomentativo”, poiché “la vera disponibilità al dialogo è una virtù cardinale della società pluralistica”.