università in europa" "

Mobilitare le intelligenze ” “

Più investimenti da parte dell’Ue ma anche dei singoli Stati membri ” “” “

Un appello a favore di “maggiori investimenti” negli atenei europei, in modo che gli obiettivi di Lisbona “non siano solo nell’agenda di Bruxelles”, ma in quella di “tutti i Paesi dell’Europa a 25”, grazie a “processi di riforma coerenti” sul piano nazionale ed internazionale. A lanciarlo è stato nei giorni scorsi Jan Figel , Commissario europeo all’Istruzione, formazione, cultura e multilinguismo in occasione della sua prima visita ufficiale in Italia. Dopo i due “no” alla ratifica della Costituzione ed il fallimento dell’ultimo Vertice europeo, ha detto il Commissario Ue, occorre ribadire che “l’Unione europea dopo l’allargamento è più europea”, ma tale processo, per continuare, ha bisogno di Paesi “più maturi per dare risposte più credibili sul nostro futuro”. Quanto alla ratifica del trattato costituzionale, Figel ha ricordato che “ogni Paese decide autonomamente, ma dopo due no è urgente maggiore riflessione e una comunicazione più intensa con la gente, partendo dalla consapevolezza che l’Europa è una comunità di popoli, non solo una comunità economica o istituzionale”. Intanto a Roma, dal 30 giugno al 30 luglio, in programma il terzo Simposio europeo dei docenti universitari, sul tema “Ora et labora: il lavoro in Europa”. Ad aprire i lavori sarà il card. Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale italiana. Nel corso dell’incontro – che si concluderà con un documento rivolto alla comunità scientifica europea – sarà presentata una ricerca sulle “grandi istanze etiche e sociali del lavoro”, condotta da 90 atenei di 30 Paesi Ue. INVECCHIAMENTO” DEI DOCENTI, MANCANZA DI FONDI E “FUGA DI CERVELLI”. In un’Europa ancora “in difficoltà” rispetto alla concorrenza statunitense – ha proseguito Figel – servono “misure per aumentare l’attrattività delle università, quali il riconoscimento a livello europeo e la validità internazionale dei titoli di studio europei e una maggiore corrispondenza dell’offerta formativa alle esigenze del mercato del lavoro”. Tra i problemi che gli atenei si trovano a fronteggiare, il Commissario Ue ha citato quello dell’invecchiamento dei docenti: “Quasi il 50% dei docenti della scuola superiore italiana ha più di 50 anni, e lo stesso accade in Germania – ha reso noto Figel – mentre è stato calcolato che tra dieci anni l’Europa avrà bisogno di un milione di nuovi insegnanti”. “Facilitare l’accesso alla carriera dei giovani docenti e dei giovani ricercatori” è un altro imperativo da tener presente nelle strategie universitarie europee, ha sottolineato Figel rispondendo ad una domanda su un fenomeno (tipicamente italiano) come quello della “fuga dei cervelli), in un periodo in cui “la mancanza di fondi minaccia la competitività dell’istruzione superiore e della ricerca”. I Paesi dell’Europa a 25, ha informato il Commissario Ue, presenteranno in autunno i “piani nazionali” per attuare l’obiettivo, fissato a Lisbona nel 2000, di realizzare entro il 2010 un'”Europa delle conoscenze”. ALCUNI DATI. Stando ai dati contenuti nel documento “Mobilitare le intelligenze europee: permettere alle università di dare un contributo pieno alla strategia di Lisbona”, adottato dalla Commissione europea nell’aprile scorso, in Europa solo il 21% della popolazione in età lavorativa è dotato di istruzione terziaria, contro il 38% degli Stati Uniti, il 43% del Canada ed il 36% del Giappone. Il minor “rendimento” in Europa è anche collegato ad un consistente divario dei finanziamenti: per l’istruzione terziaria, infatti, i Paesi dell’Ue spendono in media l’1,1% del Pil, alla pari con il Giappone, ma nettamente al di sotto di Canada (2,5%) e Stati Uniti (2,7%). Per eguagliare la spesa complessiva degli Stati Uniti, per l’istruzione superiore – è la tesi del documento – l’Europa dovrebbe spendere ogni anno 150 miliardi di euro in più. Una delle principali differenze – spiega la Commissione europea – consiste nel fatto che l’istruzione terziaria europea continua a contare quasi esclusivamente su fondi pubblici (limitati), mentre nei Paesi concorrenti uno sviluppo più vigoroso e durevole è stato consentito da una maggiore varietà di fonti di finanziamento, con contributi molto più elevati da parte delle imprese e dei privati. Per la riforma delle università europee la comunicazione individua tre obiettivi prioritari: “innalzarne la qualità e renderle più attraenti; migliorarne la governance e i sistemi; accrescerne e diversificarne i finanziamenti (con o senza un sostanziale contributo degli studenti”).