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Il numero di giugno di "Europe-Infos" ” “” “
Nonostante i piani d’azione e gli obiettivi di sviluppo fissati dalle Nazioni Unite attraverso gli anni, l’Africa “continua ad essere un continente diseredato sul piano politico, economico e sociale””. A rimarcarlo è NOËL TREANOR, segretario generale della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) nel numero di giugno di “Europe infos”, mensile della stessa Comece e dell’Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa (Ocipe). Treanor (cfr. Sir n.51/2005) afferma la necessità che il G8 riunito a Gleaneagles (Scozia) dal 6 all’8 luglio sotto la presidenza britannica dell’Ue, risponda alle attese di giustizia dell’Africa. POLITICHE DI ISTRUZIONE. “Alcuni recenti studi hanno dimostrato che dal punto di vista della ricerca, sono solo una manciata le università europee all’interno dei 50 migliori atenei del mondo”: è quanto afferma CLARE COFFEY sottolineando “i risultati stupefacenti raggiunti al riguardo da Stati Uniti ed Asia”. “L’insegnamento superiore in Europa è al traino dei concorrenti internazionali”; per Coffey “è necessaria una politica più coordinata per rimettere in corsa il nostro continente”. Rievocando gli obiettivi di Lisbona, volti a fare dell’Europa “l’economia della conoscenza più dinamica e più competitiva al mondo”, la giornalista osserva che “ciò è più facile a dirsi che a farsi poiché le politiche dell’istruzione sono di competenza dei diversi Stati membri e non dell’Unione europea”. “Con una Ue a 25 – spiega – le norme in materia e i titoli di studio sono innumerevoli, in particolare a livello di istruzione superiore e universitaria”. La “dichiarazione di Bologna del 1999 prevede l’istituzione di uno spazio europeo per l’insegnamento superiore da qui al 2010” nel quale “far convergere i diversi sistemi nazionali di insegnamento” in “una cornice comune” basata “sul riconoscimento dei tre livelli: licenza, master e dottorato”. I ministri europei dell’istruzione, riunitisi nelle scorse settimane a Bergen (Norvegia), hanno adottato allo scopo “delle proposte di legge” che “prevedono dei livelli minimi di equivalenza che dovrebbero facilitare il riconoscimento reciproco dei titoli e delle competenze”. Iniziative che “per avere successo dovranno essere poste fedelmente in opera dai diversi governi nazionali”. COMUNICAZIONE E DEMOCRAZIA. “Ascoltare meglio i cittadini; spiegare meglio ai cittadini le politiche dell’Unione europea; raggiungere meglio i cittadini”: questi, spiega LUC DENIZOT, i tre pilastri sui quali poggia la nuova strategia di informazione e comunicazione che verrà adottata in tempi brevi dalla Commissione europea. La vicepresidente Margot Wallström, responsabile di tale politica, “ha proposto una serie di misure concrete” al fine di “creare – sono parole della Wallström – un eccellente servizio informativo, in grado di rispondere in modo personalizzato alle domande dei cittadini”. Tra queste misure, “un più stretto coordinamento delle politiche di informazione tra la Commissione e le altre istituzioni; il miglioramento dei contatti con gli organi di stampa; l’organizzazione di riunioni settimanali all’interno dei Paesi membri per avvicinare i cittadini”. Nel frattempo, informa Denizot, già dal 1° maggio, “è possibile rivolgersi alla nuova rete di centri locali (400) realizzata dalla Commissione e denominata ‘rete d’informazione Europa diretta’”. Tra gli strumenti offerti, un numero di telefono unico e gratuito (0080067891011) raggiungibile da tutti gli Stati membri e un servizio di messaggeria elettronica via Internet sul sito: http.//europa.eu.int/europedirect/. EUTANASIA. Nelle scorse settimane l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha respinto il progetto di risoluzione presentato da Dick Marty (relatore Commissione affari sociali) sull’eutanasia, “un testo che – annota KATHARINA SCHAUER – rinuncia ad esigere in modo esplicito la legalizzazione dell’eutanasia, ma tende a rafforzare indirettamente l’accettazione dell’eutanasia attiva chiedendo, tra l’altro, il riconoscimento di un diritto illimitato del paziente di ‘decidere in fin di vita che cosa fare della propria persona’”. Sul tema di discute da tre anni e mezzo, osserva la giornalista, ma non sono sempre chiari i termini della questione: “il progetto di risoluzione di Marty non favorisce il dibattito per l’ambiguità della terminologia e delle formulazioni utilizzate” e perché “ignora i problemi creati dalle legislazioni olandesi e belghe in materia, in particolare i frequenti casi di abuso che hanno portato alla morte alcuni pazienti senza il loro consenso”. “Il dibattito è indispensabile, ma i nostri sforzi – conclude Schauer – dovrebbero tendere all’applicazione della raccomandazione 1418 sulla protezione dei malati incurabili e dei morenti”.