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Il G8 in Scozia e i problemi dei Paesi poveri sono temi particolarmente attuali anche in Germania. Su Die Welt (06/07), Matthias Kleinert, scrive: “ Ora bisogna sviluppare una strategia comune che non si limiti a versare soldi o ad azioni spontanee di aiuti. Com in tutto il mondo, anche per l’Africa vale la norma secondo cui la crescita è la base del benessere e il benessere è la premessa della stabilità. La chiave di tutto ciò è la tanto bistrattata globalizzazione. […] Le decisioni del G8 di Gleneagles non possono limitarsi a nuovi aiuti e ad altre cancellazioni del debito. L’Occidente e gli Stati africani debbono mettersi d’accordo sul fatto che alla fine solo la libera circolazione di capitale, di servizi e di beni può portare al benessere e alla stabilità. Ma ciò è possibile solo se nei Paesi in via di sviluppo verranno create democrazie fondate sullo Stato di diritto e se ne verranno attuati i relativi valori”. Sulla Frankfurter Rundschau (06/07) si legge: “ Generalmente, i G8 sono occasioni tranquille per incontri informali tra uomini di Stato. Ma per il G8 di Gleneagles… si combatte seriamente per ottenere un comunicato finale… La ragione è da un lato la pressione dell’opinione pubblica cui sono esposti gli Otto e i loro ospiti provenienti da Cina, India e da una serie di Paesi in via di sviluppo. La campagna di massa per l’Africa… non si può ignorare facilmente come il trambusto di poche centinaia di anarchici e di ‘anticapitalisti’ che a Edinburgo, come ad ogni incontro del G8 cercano di sfidare fisicamente il potere dello Stato. Inoltre, il governo della nazione ospite è responsabile della gravità della situazione“. E il settimanale Der Spiegel (04/07) annota: “ Nel G8 in Scozia, gli Stati industrializzati occidentali vogliono deliberare un programma di aiuti miliardari per l’Africa. Ma l’esperienza insegna che con il solo denaro non è possibile sconfiggere la povertà. I Paesi che ricevono più elemosine sono quelli più afflitti dalla miseria“. “ E’ un paradosso. I paesi più ricchi del pianeta testimoniano un ritorno di interesse per il continente nero nel momento in cui quest’ultimo registra performance incoraggianti”: lo scrive su Le Monde (06/07) Jean-Pierre Turquoi, commentando la riunione del G8 in corso a Gleneagles (Scozia). “ L’attività economica in Africa è cresciuta più del 5% nel 2004 (due volte meglio che nell’Unione Europea) e il 2005 sarà ancora un anno di crescita”, sottolinea Turquoi, aggiungendo che “ non bisogna sottovalutare gli sforzi dei dirigenti africani per una migliore gestione dei loro paesi e per mettere in atto quel buon governo richiesto dai paesi donatori“. Il commentatore ricorda poi che “ gli aiuti non sono l’unico mezzo d’azione di cui dispongono i paesi occidentali per far uscire l’Africa dal sottosviluppo“. Cita infatti “ l’apertura dei mercati ad alcuni prodotti agricoli, quali il cotone, in quanto a seguito delle sovvenzioni comunitarie, i prodotti agricoli africani non risultano competitivi“. Aggiunge poi che sarebbe necessario un “ riorientamento della ricerca medica in favore dell’Africa quale gesto forte in vista dello sradicamento di certe malattie che rappresentano un peso gravoso per il continente. Al momento attuale – ricorda – il 90% della ricerca farmaceutica è destinata a migliorare la vita del 10% della popolazione mondiale”. Anche il The Catholic Herald (01/07) dedica l’apertura al tema della lotta alla povertà, in vista della riunione del G8, ricordando la lettera aperta di cinque leaders cristiani, islamici ed ebrei rivolta a Tony Blair alla vigilia della riunione di Gleneagles. “ La lettera – sottolinea Dan Frank – è la prima occasione con la quale i cinque leaders hanno parlato ad una sola voce dopo la presa di posizione contro la guerra in Iraq nel 2003“. Su Flourish (07/05) giornale della diocesi di Glasgow, compare un articolo dal titolo “ Gesù e la remissione del debito“, nel quale Noel Donnely mette in luce che “ la preghiera per la remissione dei debiti viene direttamente dalla bocca dello stesso Gesù, verso la fine del ‘Padre Nostro'”. “ Grazie a Dio – commenta alla fine – le nostre chiese sono da sempre sostenitrici del movimento internazionale per la remissione del debito. Che ciascuno di noi possa essere annoverato tra coloro che camminano con passo generoso verso i poveri“. “Mancano solo pochi giorni perché si compia il decimo anniversario dell’inizio della mattanza più terribile accaduta in Europa dalla fine della seconda Guerra mondiale”: il quotidiano spagnolo El Paìs del 5/7 ricorda in un editoriale il terribile massacro di Srebrenica (11 luglio 1995), l’enclave musulmana della Bosnia dove le milizie serbe del generale Ratko Mladic uccisero e gettarono in fosse comuni circa 7.000 uomini tra i 14 e i 70 anni, senza che i caschi blu olandesi intervenissero per impedire il massacro. È motivo di soddisfazione per tutte le persone democratiche – si legge -, anche per i serbi, aver visto negli ultimi tempi in televisione le atrocità commesse in nome di questa causa, affinché in questo modo finiscano per persuadersi della verità su ciò che è stato commesso da chi vestiva uniformi serbe”. E tutto questo nonostante la vicenda sia in mano al tribunale internazionale dell’Aja e nonostante “Ratko Mladic e Radovan Karadzic, accusati di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio” continuino a rimanere in libertà. “Quando saranno in prigione – conclude il quotidiano spagnolo – serbi e bosniaci potranno cominciare a considerare quel terribile successo come storia”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1403 N.ro relativo : 52 Data pubblicazione : 08/07/2005