Aris

ASSOCIAZIONI E MOVIMENTI

“Non è certo la legge che avremmo voluto; tuttavia è una legge che intendiamo difendere con tutte le nostre forze perché siamo convinti che possa costituire un freno contro il proliferare di quella sorta di far west procreatico, dove tutto è possibile sia di fatto, sia giuridicamente”. Lo ha detto fratel MARIO BONORA, presidente nazionale dell’Associazione che riunisce le strutture sanitarie gestite in Italia da enti religiosi (circa 300 tra Istituti di ricerca scientifica, ospedali classificati, case di cura, centri di riabilitazione), presentando una serie di iniziative che l’Aris si prepara a mettere in campo “per aderire operativamente – dice il presidente – alle indicazioni offerte dal cardinale Ruini nelle sue recenti dichiarazioni”. Anche se la legge 40 non convince completamente, “l’ARIS ritiene tuttavia – dice fratel Mario – che essa possa servire a tutelare in qualche modo la vita nascente, offrendo in ogni caso la possibilità di superare alcune difficoltà naturali presenti nella coppia senza ledere alcun diritto del nascituro, per potenziale che possa essere”.
“Avevamo sollecitato l’intervento del legislatore sin dal lontano 1985, quando il dibattito sulla procreazione artificiale cominciava a prendere toni esasperati; abbiamo accolto la legge 40 come un male minore. Ora di fronte ai referendum suoniamo un campanello d’allarme: qualsiasi modifica alla legge sarebbe peggiorativa. Ne siamo convinti come cristiani, come operatori sanitari, come uomini soprattutto”. L’entrata in campo degli enti religiosi ospedalieri è dovuta, oltreché alla volontà di dare maggiore eco alla voce della Chiesa, “all’amarezza – dice fratel Bonora – che ci viene dal costatare come da troppe parti si continui nel gioco delle menzogne per far credere alla gente di essere chiamati a scegliere la libertà senza nuocere a nessun altro essere umano, a scegliere l’efficienza seppur al costo dell’eliminazione di un ‘non meglio identificabile elemento esterno’ privo di ogni identità etica, morale o giuridica. In quanto uomini di Chiesa impegnati in sanità a diversi livelli – ci sono anche sacerdoti, religiosi e laici consacrati che si dedicano alla professione medica e biologica in nostre strutture – abbiamo le potenzialità e la qualificazione teologica, etica, morale e scientifica per poter raccogliere quella che il Santo Padre ha indicato come la prima delle grandi sfide dell’umanità di oggi, cioè la sfida della vita. Siamo pronti a farlo. Stiamo preparando una pubblicazione che ospiterà interventi ed opinioni del mondo cattolico e laico sulla tematica referendaria in argomento, affrontata da diversi punti di vista. Sarà la base per una giornata di confronto a più livelli che abbiamo in programma per la fine del mese di marzo. E la speranza è la stessa già espressa dal cardinale Ruini: che le diverse posizioni abbiano ciascuna adeguato spazio sui mezzi di comunicazione, soprattutto su quelli di maggiore diffusione. Non per motivi di ‘par condicio’ seppur legittimi, ma soprattutto per garanzia di correttezza e di completezza delle informazioni, oltreché per onestà e amore per la ricerca della verità”.
Roma, 2 febbraio 2005