“Camillianum”

ASSOCIAZIONI E MOVIMENTI

Il “Camillianum” organizza, giovedì 24 febbraio 2005 (ore 9-12:30), una tavola rotonda su “La legge italiana sulla fecondazione artificiale”   Nel febbraio 2004 è stata emanata la legge che consente alle coppie che non riescono ad avere figli di avere accesso alla procreazione medicalmente assistita. Vi possono accedere solo coppie eterosessuali ed è previsto l’esclusivo impiego di gameti provenienti dalla coppia stessa. I quattro referendum recentemente proposti mirano a modificare la legge in punti fondamentali. A differenza di quanto generalmente si afferma, questa legge non può essere definita una legge cattolica, benché sia stata appoggiata anche da parlamentari che si dichiarano cattolici.
Il Magistero cattolico si è pronunciato contro la legittimità morale di ogni tecnica di procreazione extracorporea, omologa ed eterologa, mentre questa legge avalla la prassi della fecondazione in vitro. La legge si ispira ad alcuni “criteri prudenziali”. Il primo è quello di tutelare al massimo il nascituro già allo stadio embrionale. Infatti produrre solo tre embrioni vietandone la crioconservazione significa escludere forme di eugenetica e di discriminazione. Inoltre il divieto di fecondazione eterologa tutela il diritto dei figli all’identità biologica, che non può essere deliberatamente violata con la complicità dello Stato.
Sullo sfondo restano comunque grosse questioni antropologiche perché la generazione, da atto umano, diventa un atto tecnico. La generazione extracorporea, che oggi si preferisce definire impropriamente procreazione assistita, solleva molteplici problemi morali che di fatto trascendono la riduttiva prospettiva medica entro cui si continua a collocarla. Con la fecondazione artificiale non si applica una terapia, né si ripristina una funzione fisiologica, ma si sostituisce una parte del processo riproduttivo. L’atto più intimo e personale della coppia, così, si trasforma in un processo governato dalla logica della medicina e della biologia, cioè si realizza una specie di delega procreatica. Spostare la generazione dal rapporto interpersonale della coppia alle procedure della medicina significa socializzare un atto personale, “privato”, sottoponendolo ai tempi e alle divisioni del lavoro propri di tutte le prassi complesse della biomedicina. Una volta accettato questo fatto, avviene però un altro cambiamento rilevante: il generato è sottoponibile a selezione e a eventuale manipolazione, si trova collocato in un ambiente “sociale” (il laboratorio) e la sua custodia e cura vengono delegate a persone differenti rispetto alla madre. Il legittimo desiderio di avere dei figli può giustificare l’utilizzo di pratiche “zootecniche” nella complessa esperienza umana della procreazione? Dobbiamo chiederci se questa prassi non favorisca un progressivo depotenziamento assiologico dell’uomo fino ad offuscare il valore intrinseco dell’esistenza umana. La problematica delle coppie sterili invita la pastorale ad una più esplicita attenzione verso di loro e ad un accompagnamento capace di orientare verso altre forme di donazione, inclusa quella dell’adozione.
17 febbraio 2005