Campagna per l’astensione

COMITATO “SCIENZA E VITA”

 Sono arrivati ad oltre quota 200 i Comitati locali “Scienza e vita”, nati per iniziativa di movimenti, associazioni, gruppi e singole persone per spiegare nella maniera più diretta e corretta possibile le ragioni del doppio No al referendum sulla legge 40/2004, come metodo e nei suoi contenuti, e le ragioni dell’astensione al voto. Nei giorni scorsi a Roma, è stata presentata una nuova campagna informativa promossa dal Comitato “Scienza e vita”: tre spot televisivi, con lo slogan “La vita non può essere messa ai voti”, che hanno per testimonial tre autorevoli personaggi del mondo della scienza. In questo contesto, abbiamo intervistato PAOLA BINETTI, presidente del Comitato per la legge 40 alla quale abbiamo chiesto un bilancio su come si è svolta la campagna referendaria e un pronostico sul futuro. Come è andata, a suo avviso, in questi mesi la campagna informativa sui 4 quesiti referendari? “Distinguerei due aspetti dell’informazione: da un lato, c’è l’informazione personale che stiamo facendo attraverso gruppi appartenenti a realtà accademiche, alle scuole, alla società laica. Si sono organizzate, a livello cittadino, conferenze e tavole rotonde nelle quali noi, membri del Comitato e coloro che hanno sottoscritto il nostro manifesto, hanno incontrato migliaia di persone cercando di spiegare le ragioni del No. I riscontri che abbiamo registrato in questo ambito, sono molto positivi. Dall’altra parte, però, c’è l’informazione che appare sui grandi mezzi di stampa, dai periodici a grande diffusione alle tv locali e nazionali. Ci sembra che la parte di informazione che attiene ai gruppi del Sì sia ancora assolutamente prevalente e sbilanciata. Molto spesso, anche quando siamo invitati nei dibattiti, ci troviamo ad essere non solo in condizione numericamente inferiore ma anche con disponibilità di spazi e di tempi più limitati. I giornali, per esempio, danno spesso grandissimo risalto a tutto quello che rappresenta l’informazione a sostegno della campagna per il Sì e anche quando si potrebbero opportunamente enfatizzare i risultati scientifici che provengono dalle cellule staminali adulte, questi vengono o sottaciuti o ridotti a notizie brevi, come se la cosa non interessasse. Questa situazione sta provocando una grande difficoltà che ci sta chiedendo un enorme sforzo per chiedere correttezza nella informazione”. I cittadini provano disagio di fronte alla complessità della materia che sta al centro del referendum e difficoltà a interpretare in maniera corretta i 4 quesiti. Cosa consigliare? “È difficile rispondere a questa domanda perché io sono medico e, quindi, mi approccio a questo tipo di problematiche con una preparazione che viene dalla mia storia personale e professionale. Credo che ognuno di noi debba mettersi davanti alla propria storia e riflettere su questi temi alla luce di questa storia. Se come elettore mi rendessi conto in coscienza della complessità del dibattito e della ambiguità delle proposte referendarie, anche per questo mi asterrei come scelta, in base al principio di precauzione”. Cosa rimarrà di tutta questa campagna, a prescindere dal risultato del 12-13 giugno? “A mio avviso rimarranno sostanzialmente tre cose. La prima è l’intenso lavoro di informazione corretta che abbiamo cercato di offrire a molte persone insieme all’opportunità di riflettere seriamente sul senso della maternità come dono e come compito e sulla necessità di riportare all’attenzione di tutti gli scienziati il bisogno di dotarsi di un codice etico che garantisca una ricerca al servizio dell’uomo. Ma rimarrà anche un’altra cosa: la grande, intensa collaborazione che siamo riusciti a creare in tutto il mondo cattolico, attraverso la variegata composizione di gruppi e movimenti che hanno carismi, linguaggi e approcci diversi che questa volta si sono ritrovati uniti per difendere la vita. Di questo lavoro imponente, rimarrà anche il coinvolgimento che si è chiesto alle associazioni di malati che hanno aderito alla nostra campagna e si sono sentiti tutelati da noi, molto di più di quanto non lo siano stati da un’ottica meramente selettiva, dal vago sapore eugenetico”.