Dopo il voto
Una Chiesa giusta “interprete” delle “coscienze”, una popolazione più “matura” e adulta di quanto gli stessi media abbiano voluto far credere, un tema come quello della vita che è destinato a rimanere centrale nell’agenda politica e nel dibattito tra l’opinione pubblica. È l’immagine complessiva che, in sintesi, emerge dalle dichiarazioni dei vescovi, all’indomani dell’appuntamento referendario del 12 e 13 giugno, che ha visto fallire la consultazione a causa del mancato raggiungimento del “quorum”. “Il cattolicesimo popolare italiano ha dato ottima testimonianza di sé e il mondo cattolico è stato quanto mai compatto, ha rivelato di comprendere fino in fondo le ragioni per le quali bisognava seguire una linea; dall’altra parte, “molti laici, anche assai significativi culturalmente, socialmente e politicamente hanno – a loro volta – condiviso in pieno, anzi hanno portato avanti con grande coraggio la linea della difesa del valore dell’uomo in quanto tale”. Questo uno dei commenti a caldo del card. CAMILLO RUINI Vicario generale della diocesi di Roma e presidente della Cei. Ecco altre “prese di posizioni”, scelte fra quelle arrivate finora in redazione. LA “VOCE” DELLE COSCIENZE. “Ancora una volta, la Chiesa ha saputo interpretare perfettamente la coscienza popolare e riproporre valori largamente condivisi e tra questi soprattutto la difesa della vita nascente”. È il commento del card. Tarcisio Bertone, arcivescovo di GENOVA. “Abbiamo ascoltato prosegue il porporato una serie di falsità anche sulle legislazioni estere e vorrei sentire, invece di accuse patentemente infondate a chi era contrario al referendum, qualche autocritica sulla sostanza delle questioni in gioco. Si ricordi che la legge 40 è stata approvata dal Parlamento italiano a larga maggioranza”. Quanto poi all’interpretazione del voto, secondo la quale “sarebbero andati alle urne solo le persone intelligenti e i lettori della carta stampata, mentre gli ignoranti e i disinformati non sarebbero andati perché tali”, Bertone commenta: “Si tratta di un’affermazione davvero indegna e vorrei che il 74% degli italiani che si è sostenuto, oltre a chi ha detto no, stigmatizzasse questo avvilente giudizio”. PROVA DI INTELLIGENZA E LIBERTÀ. “È una prova significativa dell’intelligenza, della maturità e della libertà del popolo italiano, che si è servito di un diritto garantito dalla Costituzione e perciò con indiscutibile senso civico, per non accettare un referendum su questioni così delicate e complesse”. Così il card. Salvatore De Giorgi, arcivescovo di PALERMO, che parla di “una scelta di convinta e motivata responsabilità”. Per mons. Cosmo Francesco Ruppi, arcivescovo di LECCE, “il popolo italiano ha dimostrato più saggezza di quanto taluni non immaginassero”. “I risultati del referendum danno ragione non solo alla Chiesa italiana – osserva – ma anche a tutti coloro, e sono tanti, che al di là dei propri convincimenti religiosi, si sono posti a difesa della vita in ogni istante della sua esistenza”. “L’unità del mondo cattolico attorno ai vescovi – conclude mons. Ruppi – conferma che il cattolicesimo non può essere messo ai margini della vita pubblica, ma resta ancora una riserva per il progresso civile, sociale e culturale”. “HANNO VINTO I VALORI DELLA VITA”. Secondo mons. Pietro Brollo, arcivescovo di UDINE, il mancato raggiungimento del quorum ha dato voce alla “volontà popolare”, che ha indicato che “non si può mettere ai voti il valore della vita umana”. Per l’arcivescovo di Udine, l’astensione ha coinvolto tutti, cattolici e non: “Si sono uniti tutti coloro che sinceramente hanno fiducia nella vita. Si è capito che questo non è un discorso di fede, ma di ragione. Il che ci rende ottimisti per il futuro dell’umanità”. Mons. Brollo sottolinea, infine, che “il grande dibattito prima del referendum ha contribuito a risvegliare le coscienze su temi di importanza fondamentale nella società odierna. Ora è importante mantenere viva l’attenzione”. UNA SCELTA DI CIVILTÀ. Il risultato del referendum, sostiene mons. Wilhelm Egger, vescovo di BOLZANO-BRESSANONE, “dimostra che la maggioranza di coloro che hanno diritto al voto non desidera un cambiamento della legge”. “Per la comunità dei credenti prosegue il vescovo si impone ora il compito di mantenere viva la discussione sul tema centrale del referendum, quello cioè di promuovere il rispetto per la dignità della vita e della persona. Devono essere anche approfondite le possibilità e i limiti della medicina e della tecnica”. “Alla luce dei risultati del referendum dichiara mons. Claudio Stagni, vescovo di FAENZA-MODIGLIANA si deve dare atto agli italiani di avere fatto una scelta di civiltà a protezione del più debole, che in questo caso è l’uomo in embrione”. Da parte della Chiesa, prevede mons. Stagni, “l’impegno a contrastare una cultura che rischia di demolire uno dei capisaldi della convivenza civile, come è il rispetto della vita umana di ogni persona in qualsiasi condizione, dovrà continuare con più determinazione, tenuto conto dell’aggressività che hanno manifestato in questa occasione alcuni poteri forti”. “Quanto poi ad usare lo strumento del referendum per questioni così delicate ha detto -, si spera che questa lezione possa servire, anche se ho timore che i referendari non saranno capiti”.