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Da Londra a Colonia, senza dimenticare New York e Madrid. Senza scordare Baghdad, la Terra Santa e le molte aree del mondo lacerate e sfigurate dalla violenza, dall’odio, dall’ingiustizia. Tra queste aree sono, nella memoria europea, i Balcani dove dieci anni addietro si consumò, tra gli altri, il massacro di Srebrenica. Benedetto XVI, come il suo predecessore, ha levato il grido “Fermatevi, in nome di Dio”. Saranno anche i giovani della XX Gmg a raccoglierlo per dire “basta!” agli uomini del terrore, agli uomini delle guerre, delle ingiustizie, dello sfruttamento. Senza confusioni e senza sconti. In molti devono fermarsi per lasciare che la pace e la giustizia possano avanzare sul sentiero di Isaia. I giovani ne sono consapevoli, Giovanni Paolo II li ha tenuti per mano per oltre un quarto di secolo accompagnandoli in un percorso di responsabilità che continua con Benedetto XVI. Ed è bello pensare che questi due grandi costruttori di pace saranno “insieme” a Colonia come ha più volte assicurato il cardinale Joachim Meisner, arcivescovo della città renana. “Insieme” incoraggeranno i giovani a non avere paura e a spalancare la porte a Cristo, agli altri, a coloro che hanno diverse culture e religioni. Se nel mondo ci fossero state e ci fossero più giornate come quella di Colonia, cioè luoghi e tempi per incontri tra le nuove generazioni probabilmente ci sarebbe oggi più pace. Se nel mondo per i giovani ci fossero stati e ci fossero più occasioni di dialogo sui grandi temi della vita, della giustizia, della solidarietà probabilmente ci sarebbe oggi più speranza. Colonia, come le precedenti diciannove Giornate mondiali della gioventù, vuole essere in questa prospettiva un messaggio nuovo a un mondo che sembra comprensibilmente stretto dalla paura di un prossimo attentato terroristico e dalla ricerca spasmodica di una qualche sicurezza contro il mostro. I giovani andranno a Colonia sapendo che un’ombra copre il mondo, sapendo che le legittime azioni per prevenire morte e distruzione non basteranno a vincere il male. La loro audacia è proprio nell’andare a Colonia come i magi a Betlemme seguendo una stella non come richiamo astrologico ma come segno di una Presenza. Una Presenza che cambiò la direzione della storia. Una Presenza che può cambiare anche oggi la direzione della storia: per farlo ha però bisogno delle mani dell’uomo. Soprattutto di quelle dei giovani.