ASPETTI ETICI
La legge 40/2004 in materia di procreazione medicalmente assistita è una legge di tipo confessionale? Quali sono le critiche al testo legislativo che hanno portato alla proposizione dei 4 referendum abrogativi ammessi dalla Corte costituzionale? Sono le domande alle quali ha risposto FRANCESCO D’AGOSTINO, presidente del Comitato nazionale per la bioetica in un incontro tenuto il 17 febbraio a Roma con gli studenti della Libera Università Maria SS.Assunta (Lumsa) e che ha avuto ad oggetto la legge 40/2004 e i referendum abrogativi ad essa connessi.
UNA LEGGE “CATTOLICA”? “I principi cui fa riferimento la legge 40/2004 in materia di procreazione medicalmente assistita non sono desunti dalla Rivelazione biblica o da pronunciamenti dottrinali della Chiesa, ma dalla ragione umana. Se diciamo che le tecniche di fecondazione assistita servono a far nascere un bambino, è ragionevole dire che questo deve essere tutelato”. È quanto affermato da Francesco D’Agostino, presidente del Comitato nazionale per la bioetica, a proposito delle critiche sulla ispirazione di fondo della legge.
Secondo D’Agostino, non è vero che si tratti di una legge “cattolica” mentre è vero che la legge “fa riferimento ad espliciti valori antropologici che non tutti nella nostra società condividono”. La legge, infatti, ha “un inquadramento valoriale non ambiguo”, a partire dalle finalità indicate nell’art. 1, cioè “intervenire per potenziare le terapie contro la sterilità o infertilità umana, considerate come patologie da combattere in nome del diritto fondamentale alla salute” secondo modalità che assicurino “i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito”. Affermazione quest’ultima, “quasi banale” per D’Agostino che ribadisce: “Chi si rivolge alle tecniche di fecondazione assistita ha intenzione di far nascere un bambino ed è chiaro che questi è uno dei protagonisti della vicenda, a cui si deve lo stesso rispetto dell’uomo e della donna coinvolti”. La legge 40/2004, inoltre, contiene “una netta presa di posizione contro le pratiche eugenetiche: principio che può non essere condiviso, come tutti i principi, ma che non è arbitrario”.
UNA LEGGE CHE FAVORISCE IL “TURISMO PROCREATIVO”? Per quanto riguarda, in particolare, il quesito referendario che chiede l’abrogazione del divieto di fecondazione eterologa (nella quale si verifica la sostituzione del partner, generalmente l’uomo, con un donatore anonimo di gameti), D’Agostino ha osservato che essa “viola il diritto del bambino di avere due figure genitoriali certe” come richiesto dalla psicologia dell’età evolutiva. “Una critica ricorrente ha affermato D’Agostino è che questo divieto favorirebbe il cosiddetto ‘turismo procreativo’, per il quale i soggetti ricorrerebbero ugualmente alla fecondazione eterologa recandosi nei Paesi nei quali è consentita”.
Secondo il presidente del Comitato nazionale per la bioetica, “questo è il prezzo da pagare quando si introducono nell’ordinamento norme particolarmente rigorose a tutela di determinati valori”. Per esempio: “Il divieto del lavoro minorile o solo a particolari condizioni stabilito dalla legge italiana, ha indotto numerose industrie a recarsi a cercare manodopera più a buon mercato in altri Paesi”; esiste, inoltre, “un turismo ‘trapiantologico’ verso l’India, il Pakistan o il Bangladesh, ma nessuno si sogna di affermare come rimedio l’abolizione del divieto del commercio di organi umani affermato dal nostro ordinamento”. “Va anche rilevato ha aggiunto D’Agostino che entro pochi anni, il progresso medico in materia, ridurrà ulteriormente il ricorso alla fecondazione eterologa che interessa già adesso solo il 5% delle coppie che richiedono la fecondazione assistita”.
UNA LEGGE CONTRO LA RICERCA SCIENTIFICA? Un altro dei quesiti referendari ammessi, chiede l’abrogazione del limite alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni, in base all’assunto che ciò limiterebbe la ricerca scientifica sulle cellule staminali che potrebbe portare alla cura di malattie particolarmente gravi. “Ci sono molti casi ha dichiarato il presidente del Comitato per la bioetica in cui la ricerca scientifica è sottoposta a dei limiti: il compito dei comitati bioetici è proprio quello di giudicare l’eticità dei protocolli di ricerca sottoposti alla sua attenzione”. La ricerca, “non è giustamente permessa sui malati psichiatrici, sulle persone portatrici di handicap, sui detenuti”; “essa è permessa solo su persone consenzienti e a condizione che non venga messa a rischio la loro salute” e, tra breve, “non sarà consentita nemmeno sugli animali, grazie alla battaglia condotta vittoriosamente contro la vivisezione dagli animalisti e come già stabilito dalla Regione Emilia Romagna”.
“La ricerca scientifica ha affermato D’Agostino non va difesa aprioristicamente, ma ponendo al primo posto il bene dell’uomo”. “La legge 40/2004 ha osservato ancora il presidente del Comitato per la bioetica – non proibisce la ricerca sulle cellule staminali tout court, ma solo quella sugli embrioni, che non ritiene etica, mentre si sa che le cellule staminali possono essere ricavate anche dal cordone ombelicale e persino da soggetti adulti: la differenza è nei costi e nelle pressioni delle case farmaceutiche di arrivare prima a dei risultati, senza badare alle scorciatoie”.