Informazione puntuale

Dopo il voto

Il positivo risultato del referendum, oltre le migliori previsioni, è motivo di soddisfazione per tutti coloro che si sono impegnati nell’illustrare ai cittadini che con la consultazione sulla legge 40/2004 era in gioco un impegno di civiltà. Al proposito gli italiani hanno dimostrato grande senso di maturità e va colto il significato culturale ed etico delle loro decisioni. Qualcuno oggi, ancora una volta incapace di capire il Paese e arroccato sulle proprie ideologie, va dicendo che la massiccia astensione è il frutto della disinformazione. Respingo fermamente una tale interpretazione che – di nuovo – offende il popolo italiano. L’informazione c’è stata ed è stata massiccia. Lo dimostra anche l’impegno dei nostri giornali e il gran numero di incontri organizzati dai Comitati Scienza e vita sorti nel territorio italiano sulla scia del Comitato nazionale. E proprio la corretta informazione sui contenuti della legge e sull’istituto referendario ha fatto sì che i cittadini capissero le grandi questioni in gioco e scegliessero di non votare per contestare non tanto il referendum in sé, quanto il suo uso distorto e l’opportunità che il diritto di vivere fosse messo ai voti. Questa corretta e seria informazione ha saputo smontare una propaganda fondata su slogan semplificatori, superficialità scientifica, scarso rispetto per la Costituzione. Oggi si dichiara in crisi l’istituto referendario e addirittura si chiede l’abolizione del quorum per rilanciarlo. Noi affermiamo che se si vuol discutere sull’istituto referendario bisognerà pensare – al contrario – di elevare il tetto minimo delle firme dei proponenti. Per non lasciare le scelte democratiche e l’autorità del Parlamento sotto la spada di Damocle di spregiudicate lobby minoritarie. Sono convinto che anche i nostri giornali, assieme al quotidiano Avvenire, hanno contribuito in modo determinante al successo della cultura della vita. I settimanali della Fisc hanno pubblicato – nel giro di due mesi – tre editoriali comuni e una lunga serie di servizi redatti e diffusi dalla agenzia Sir. Il 5 giugno scorso hanno inserito un redazionale che illustrava le grandi questioni in discussione con l’appuntamento referendario. È stato un lavoro duro ed esaltante, per il quale ringrazio tutti i miei collaboratori. L’invito è a cogliere lo spessore culturale del risultato referendario. Gli italiani sono d’accordo sui valori, hanno capito la posta in gioco e non vogliono che della vita si faccia mercato. Questo è il risultato della votazione, al di là di tutte le speculazioni politiche. Così pensa la stragrande maggioranza del Paese. Infatti sul 25,9% di coloro che si sono recati alle urne, oltre il 10% (e per il terzo quesito oltre il 20%) hanno detto no all’abrogazione degli articoli di legge. Quindi i fautori del “sì” si riducono a circa il 22%: una chiara minoranza che, tuttavia, ha in mano gran parte dell’informazione e degli strumenti culturali di un Paese che non interpreta più.

Giorgio Zucchelli – presidente Fisc